Europa occidentale, estate record: Mediterraneo caldo anche in autunno

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L’Europa occidentale ha vissuto l’estate più calda mai registrata, mentre il Mediterraneo continua a trattenere temperature eccezionali anche dopo l’arrivo dell’autunno. Il bilancio diffuso dal servizio europeo Copernicus descrive una stagione segnata da ondate di calore persistenti, fiumi ai minimi e conseguenze pesanti per la salute. Per l’intero continente, l’estate 2026 si colloca al terzo posto tra le più calde delle serie storiche.

Nella parte occidentale dell’Europa, la temperatura media stagionale ha superato di circa 2,5 gradi quella del periodo 1991-2020, oltrepassando il precedente primato del 2003. Il caldo si è manifestato precocemente, con una prima importante ondata già alla fine di maggio. Durante l’estate, il 52% del territorio europeo ha sperimentato almeno una volta condizioni di stress termico classificate come molto forti: una quota mai raggiunta prima.

Il costo umano emerge dalle stime raccolte da Bloomberg presso diverse autorità sanitarie: oltre 34.600 decessi associati al caldo in Germania, Francia, Spagna, Regno Unito e Belgio. Si tratta di valutazioni riferite a periodi di osservazione differenti, che non costituiscono ancora un bilancio definitivo dell’intera Europa. In Spagna sono state stimate 5.805 vittime tra metà maggio e fine settembre; in Francia 7.824, secondo dati provvisori. Il caldo può aggravare malattie preesistenti e colpisce soprattutto le persone più vulnerabili.

Sul fronte marino, l’anomalia resta evidente. Secondo le elaborazioni del consorzio LaMMA, basate sui dati Copernicus, il Mediterraneo occidentale presentava il 30 settembre una temperatura media superficiale di 25,1 gradi, superiore di 2,4 gradi alla norma. Un valore elevato persino rispetto alle medie del pieno agosto. Nell’ultima settimana del mese, ampie aree del settore occidentale registravano ancora acque tra 25 e 27 gradi.

Gli scarti rispetto alle temperature abituali hanno raggiunto punte di quattro o cinque gradi tra Mar Ligure, Corsica e Sardegna. Il calore accumulato rallenta il raffreddamento autunnale e mette sotto pressione gli ecosistemi marini. Inoltre, quando si combina con condizioni atmosferiche favorevoli, un mare più caldo può fornire energia e umidità aggiuntive a temporali e precipitazioni intense. L’anomalia, da sola, non permette però di prevedere dove e quando si verificheranno eventi estremi.

La crisi coinvolge anche le riserve d’acqua. Copernicus segnala portate fluviali estive eccezionalmente basse, mentre i ghiacciai svizzeri hanno perso oltre il 5% del proprio volume. La fusione dei ghiacci continentali contribuisce all’innalzamento del livello marino, insieme all’espansione dell’acqua dovuta al riscaldamento. Il ritiro dei ghiacciai compromette inoltre una riserva fondamentale per i periodi più asciutti.

Le ripercussioni raggiungono l’agricoltura. Le previsioni di settembre del Centro comune di ricerca della Commissione europea indicano rese inferiori alla media degli ultimi cinque anni del 15% per la soia e del 14% per il mais verde. Per barbabietola da zucchero e patate, le riduzioni attese sono rispettivamente dell’11% e del 7%. Caldo e siccità hanno accelerato lo sviluppo delle colture e ridotto la disponibilità d’acqua.

L’arrivo dell’autunno non chiude il conto dell’estate. Tra mortalità, difficoltà agricole e mari ancora eccezionalmente caldi, gli effetti della stagione continuano ben oltre la fine delle ondate di calore. Un bilancio che mostra quanto il cambiamento climatico incida già sulla vita quotidiana.

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