Bruxelles mette un primo freno alla richiesta del governo italiano di ottenere nuovi margini di spesa per affrontare il caro energia e l’aumento dell’inflazione. Dopo l’annuncio della presidente del Consiglio Giorgia Meloni di voler chiedere alla Commissione europea una maggiore flessibilità sui conti pubblici, da Palazzo Berlaymont è arrivata una risposta che, almeno per il momento, lascia poco spazio a nuove aperture: «Abbiamo già dato più flessibilità agli Stati membri».
Il governo punta a ottenere la possibilità di aumentare la spesa senza che questa venga conteggiata integralmente nel percorso previsto dalle nuove regole europee di bilancio. Meloni ha spiegato di voler porre anche il problema dell’impatto dell’inflazione sui conti pubblici, sottolineando come l’aumento dei prezzi si traduca automaticamente in maggiori costi per alcune voci di spesa, dalle pensioni all’assegno unico.
La Commissione, tuttavia, ricorda che uno strumento di flessibilità esiste già. Nei mesi scorsi Bruxelles ha infatti esteso all’emergenza energetica la clausola nazionale di salvaguardia inizialmente prevista per gli investimenti nella difesa. Il meccanismo consente agli Stati di discostarsi temporaneamente dal proprio percorso di spesa netta per finanziare determinate misure legate alla sicurezza energetica.
Il margine previsto può raggiungere lo 0,3% del Pil ogni anno e complessivamente lo 0,6% del Pil nel periodo interessato, all’interno dei limiti generali fissati dalla clausola. L’Italia ha già presentato la richiesta per attivare questo strumento e la domanda è attualmente all’esame della Commissione. Per Roma si tradurrebbe in uno spazio fiscale aggiuntivo stimato nell’ordine di circa 14 miliardi di euro.
Non si tratta, però, di risorse utilizzabili liberamente. Bruxelles ha stabilito che la flessibilità deve finanziare interventi collegati alla sicurezza energetica e alla resilienza strutturale del sistema, con precise condizioni e verifiche sull’ammissibilità delle singole misure. Questo riduce, ad esempio, la possibilità di utilizzare interamente questi margini per interventi generalizzati e permanenti sui prezzi dei carburanti.
La vicenda della lettera ha inoltre segnato la giornata. In mattinata la Commissione aveva fatto sapere di non averla ancora ricevuta. In serata Meloni ha poi confermato di averla inviata alla presidente Ursula von der Leyen, chiedendo che nel confronto europeo venga valutato anche l’effetto della maggiore inflazione rispetto a quella programmata.
La partita, quindi, non è ancora chiusa. Il prossimo appuntamento sarà il Consiglio Ecofin del 9 ottobre a Lussemburgo, dove torneranno sul tavolo anche le questioni legate al Patto di stabilità. Il governo italiano proverà a ottenere margini ulteriori, ma il messaggio arrivato da Bruxelles appare già netto: prima di riaprire nuovamente le regole, la Commissione ritiene che gli Stati debbano utilizzare gli spazi di flessibilità che sono stati appena messi a disposizione.























