Il caso di Maricarmen Abascal, l’87enne invalida al 50% sfrattata dall’appartamento di Madrid in cui aveva vissuto per oltre settant’anni, potrebbe segnare un punto di svolta nella politica abitativa spagnola. Dopo giorni di proteste e una lunga trattativa interna alla maggioranza, il governo guidato da Pedro Sánchez ha raggiunto un accordo su due decreti-legge che introducono nuove tutele per gli inquilini e cercano di arginare alcuni degli effetti dell’emergenza casa.
La misura più rilevante riguarda la sospensione degli sfratti per le persone e le famiglie considerate vulnerabili e prive di una sistemazione alternativa, con una protezione che potrà arrivare fino al 2030. Il pacchetto prevede inoltre una proroga di due anni per numerosi contratti di affitto in scadenza prima del 31 dicembre 2028, nuove regole per le locazioni stagionali e per quelle di singole stanze e limitazioni temporanee all’acquisto di immobili da parte delle società definite nel dibattito politico spagnolo “fondi avvoltoio”.
Un secondo decreto affronta invece uno dei punti più controversi della trattativa: la possibilità di rendere automatico il rinnovo dei contratti di locazione, avvicinandoli a un sistema a tempo indeterminato finché l’inquilino rispetta i propri obblighi. È una delle richieste avanzate da Sumar e dal Sindacato degli Inquilini, protagonista delle mobilitazioni degli ultimi giorni, ma anche una delle disposizioni sulle quali appare più difficile costruire una maggioranza parlamentare.
I provvedimenti, infatti, non possono ancora essere considerati definitivamente acquisiti. Il governo Sánchez non dispone di una maggioranza autonoma e i decreti dovranno essere convalidati dal Parlamento. Junts ha chiesto maggiori garanzie per i piccoli proprietari, mentre anche Podemos ha espresso riserve sulla formulazione complessiva delle misure. Per attenuare l’impatto sui proprietari con pochi immobili, la bozza prevede che in determinati casi sia l’amministrazione pubblica a sostenere gli indennizzi, compresi eventuali canoni arretrati e altri costi.
A imprimere un’accelerazione decisiva al confronto politico è stato lo sfratto di Maricarmen. La donna era stata portata fuori in barella dall’abitazione del quartiere Retiro, mentre centinaia di persone protestavano contro il provvedimento. La vicenda ha provocato manifestazioni molto partecipate e ha trasformato l’anziana in un simbolo della crisi abitativa spagnola. Dopo giorni di pressione pubblica è stato raggiunto un accordo con la proprietà che le consentirà di rientrare nell’appartamento una volta dimessa dall’ospedale.
Le proteste non si sono però fermate. A Madrid gli attivisti hanno mantenuto il presidio a Puerta del Sol chiedendo misure strutturali e maggiore stabilità per chi vive in affitto. Sumar attribuisce alla mobilitazione sociale un ruolo determinante nell’accelerazione del decreto, mentre l’opposizione del Partito Popolare contesta l’impostazione dell’intervento: la presidente della Comunità di Madrid, Isabel Díaz Ayuso, ha sostenuto che il problema debba essere affrontato soprattutto aumentando l’offerta di abitazioni.
Sul fondo rimane una crisi abitativa sempre più pesante. Secondo l’Instituto Nacional de Estadística, nel secondo trimestre del 2026 i prezzi delle abitazioni in Spagna sono aumentati del 12,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con un incremento del 12,9% per le case di seconda mano. Numeri che spiegano perché il “decreto Maricarmen”, nato sull’onda di uno sfratto diventato caso nazionale, abbia rapidamente superato la vicenda della singola inquilina trasformandosi in uno dei principali terreni di scontro politico e sociale del Paese.























