Caro gasolio, la protesta travolge la Sicilia: tir, trattori e pescherecci pronti a fermarsi

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Il caro carburante accende la protesta in Sicilia e mette in allarme tre settori fondamentali per l’economia dell’Isola: agricoltura, autotrasporto e pesca. Dopo le prime manifestazioni degli agricoltori, nelle prossime settimane potrebbero fermarsi anche i camion e i pescherecci, con il rischio di pesanti conseguenze sulla distribuzione delle merci e sulle attività produttive.

La mobilitazione è già cominciata sulle strade siciliane. I trattori hanno rallentato e in alcuni casi bloccato il traffico lungo la Palermo-Agrigento e la Catania-Gela. Gli agricoltori chiedono interventi immediati sul prezzo del gasolio agricolo, diventato secondo le associazioni sempre più difficile da sostenere in una fase delicata come quella della semina.

Agrisat denuncia una situazione in cui l’aumento dei costi di produzione si somma al basso prezzo riconosciuto ai produttori. Secondo il presidente Franco Calderone, un trattore può richiedere circa 300 euro di carburante per una giornata di lavoro. Il settore cerealicolo sarebbe tra quelli maggiormente esposti, con gli agricoltori che lamentano costi di produzione del grano superiori al prezzo ottenuto dalla vendita.

Ma il fronte potenzialmente più delicato riguarda l’autotrasporto. Il Comitato autotrasportatori siciliani ha proclamato il fermo delle attività dal 16 al 20 ottobre. Per cinque giorni le aziende aderenti non intendono movimentare i semirimorchi nei porti dell’Isola, una scelta che potrebbe avere ripercussioni significative considerando il peso del trasporto su gomma nei collegamenti tra Sicilia e resto d’Italia.

Le imprese denunciano perdite che, secondo i rappresentanti della categoria, possono raggiungere tra 700 e 900 euro al giorno per singolo camion, con il gasolio arrivato nelle scorse settimane intorno ai 2,40 euro al litro. Il Comitato sostiene inoltre di non avere ricevuto risposte sufficienti dal governo nazionale sul caro carburante e sui pagamenti legati al Sea Modal Shift.

La Regione Siciliana ha messo a disposizione 15 milioni di euro per sostenere il settore, ma la misura non ha fermato la protesta. Le associazioni delle piccole imprese chiedono interventi strutturali, sostenendo che contributi temporanei non siano sufficienti a compensare un aumento dei costi diventato ormai prolungato.

Anche il settore della pesca si prepara alla mobilitazione. Le marinerie di Sciacca e Porto Empedocle hanno deciso di non tornare in mare al termine del fermo biologico, mentre per il 22 ottobre è annunciata una protesta che potrebbe coinvolgere circa cento pescherecci siciliani e calabresi nello Stretto di Messina. Alla mobilitazione nazionale hanno aderito decine di marinerie italiane.

La crisi del carburante rischia così di trasformarsi in Sicilia in una protesta coordinata di alcuni dei comparti maggiormente dipendenti dal gasolio. Se i fermi annunciati saranno confermati senza che nel frattempo venga raggiunto un accordo, ottobre potrebbe diventare un mese particolarmente difficile per i trasporti e per l’approvvigionamento delle merci nell’Isola.

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