La Marmolada continua a perdere terreno a una velocità mai registrata prima. Al termine di un’estate segnata da temperature eccezionalmente elevate, il principale ghiacciaio delle Dolomiti ha fatto segnare un arretramento medio della fronte di 23 metri, quasi tre volte quello osservato nel 2025. Se condizioni simili dovessero ripetersi nei prossimi anni, secondo gli esperti il ghiacciaio potrebbe arrivare a scomparire nell’arco di un decennio.
I dati emergono dalla Campagna glaciologica partecipata promossa dal Museo di Geografia dell’Università di Padova, che ha coinvolto ricercatori, tecnici e volontari nel monitoraggio della Marmolada. La superficie del ghiacciaio è scesa in appena un anno da 92 a 83 ettari, mentre nel 2023 era ancora intorno ai 100 ettari. Una perdita di questa portata era stata registrata soltanto nel 2022, l’anno del tragico crollo che provocò la morte di undici persone.
Particolarmente critica è la situazione sul fronte occidentale, arretrato di circa 120 metri nelle ultime due estati e ormai attestato al di sopra dei 2.900 metri di quota. Il ghiacciaio è inoltre praticamente privo di neve residua: quella rimasta alle quote inferiori si trova prevalentemente nelle aree protette dai teloni geotessili utilizzati per rallentare la fusione in corrispondenza delle piste da sci.
A pesare è soprattutto il caldo eccezionale dell’estate 2026. Secondo i dati del Cnr, la temperatura media italiana durante la stagione ha raggiunto i 24,3 gradi, il valore più elevato dall’inizio della serie storica nel 1950. Agosto ha registrato una temperatura media nazionale di 25,6 gradi, con un’anomalia di 5,2 gradi rispetto alla media del periodo 1951-1980.
Anche in alta montagna le temperature sono rimaste insolitamente elevate. Lo zero termico ha oscillato per buona parte dell’estate tra i 4.700 e i 5.000 metri. Alla stazione Arpav di Punta Rocca, a 3.250 metri sulla Marmolada, la temperatura minima è scesa sotto lo zero soltanto tre volte, raggiungendo al massimo -0,6 gradi. Sul Piz Boè, inoltre, le rilevazioni non hanno più individuato terreno permanentemente gelato a nessuna profondità.
Il fenomeno non riguarda soltanto la Marmolada. La Carovana dei Ghiacciai di Legambiente ha rilevato condizioni di arretramento e crescente instabilità in tutti i sette ghiacciai alpini osservati durante l’estate, dall’Adamello al Monte Bianco fino al Monviso e al Montasio. Aumentano anche colate detritiche, deformazioni delle morene e crolli delle pareti precedentemente sostenute dal ghiaccio.
La tendenza si inserisce in un processo ormai pluridecennale. Dalla metà dell’Ottocento al 2015 le Alpi hanno perso circa il 57% della propria superficie glaciale e il 64% del volume. Dal 2000, inoltre, il ritmo di abbassamento dei ghiacciai è triplicato. La Marmolada rappresenta così uno degli indicatori più evidenti di una trasformazione che sta cambiando rapidamente il paesaggio e gli equilibri ambientali dell’intero arco alpino.























