Cernobbio, Mattarella: “Il mondo torna alla logica della forza, così si rischia di arretrare”

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Il ritorno delle politiche di potenza, l’indebolimento del multilateralismo e una crescente tendenza a usare la forza come strumento nelle relazioni internazionali rappresentano alcuni dei principali rischi della fase storica attuale. È il monito lanciato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel messaggio inviato al 52esimo Forum The European House-Ambrosetti, aperto a Cernobbio.

Secondo il capo dello Stato, il mondo attraversa una fase di transizione nella quale il vecchio equilibrio internazionale viene progressivamente messo in discussione senza che, al tempo stesso, ne sia stato costruito uno nuovo. Una situazione resa ancora più delicata dal fatto che molte delle sfide contemporanee richiederebbero una cooperazione crescente tra gli Stati, mentre sul piano geopolitico sembrano invece rafforzarsi dinamiche fondate sulla competizione e sulla contrapposizione.

Mattarella richiama in particolare problemi che nessun Paese può affrontare efficacemente da solo: dal cambiamento climatico alle crisi sanitarie, dalla disponibilità di energia e risorse alimentari e idriche fino alle conseguenze dello sviluppo dell’intelligenza artificiale. Di fronte a questioni globali di questa portata, il presidente osserva però il riemergere di una concezione delle relazioni internazionali basata sulla capacità dei singoli Stati di imporre i propri interessi, anche attraverso la minaccia o l’impiego della forza.

Il rischio, secondo Mattarella, è che la sicurezza di alcuni venga perseguita sacrificando quella di altri e che l’interdipendenza economica e politica diventi uno strumento di pressione. Un modello che, nella lettura del presidente della Repubblica, richiama logiche appartenenti a epoche coloniali e rischia di cancellare alcuni dei progressi raggiunti nel secondo dopoguerra.

Il riferimento è all’ordine multilaterale costruito dopo la Seconda guerra mondiale, nato proprio dall’esigenza di evitare il ripetersi delle tragedie del conflitto. Un sistema che oggi appare sottoposto a pressioni crescenti, nonostante abbia contribuito per decenni alla pacificazione, all’indipendenza di numerosi Paesi e allo sviluppo economico e sociale di vaste aree del pianeta.

Nel suo intervento Mattarella insiste anche sui costi delle guerre e delle politiche di potenza, sottolineando come i conflitti producano conseguenze umane, politiche, economiche e sociali che finiscono per coinvolgere anche chi si considera vincitore. Per questo il presidente invita a riformare l’ordine internazionale, adattandolo a una realtà profondamente diversa da quella del secondo dopoguerra, senza però abbandonarne i principi fondamentali.

Un ruolo centrale, in questa prospettiva, viene attribuito all’Unione Europea. Mattarella definisce l’Ue uno degli esempi più avanzati di condivisione della sovranità tra Stati che per secoli si erano combattuti, capace di garantire pace, diritti e prosperità. L’Europa, tuttavia, non dovrebbe limitarsi a difendere quanto costruito: secondo il capo dello Stato servono cambiamenti nel funzionamento delle istituzioni, nella rapidità delle decisioni e nella definizione delle priorità.

L’obiettivo è consentire all’Unione di agire con maggiore autonomia e capacità d’iniziativa in uno scenario internazionale sempre più instabile. Per Mattarella il tempo a disposizione è limitato: senza regole condivise, cooperazione e rispetto del diritto internazionale, a essere minacciate non sono soltanto la sicurezza e la convivenza pacifica tra gli Stati, ma anche le condizioni necessarie per una crescita economica globale stabile e duratura.

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