I delinquenti // Rodrigo Moreno

i delinquenti copertina film

“I delinquenti” è un film argentino del 2023 scritto e diretto da Rodrigo Moreno, autore che torna dietro la macchina da presa dopo diversi anni con un’opera decisamente particolare, capace di partire dalle coordinate del film criminale per trasformarsi progressivamente in qualcosa di molto diverso. Presentato nella sezione Un Certain Regard del Festival di Cannes 2023 e successivamente scelto dall’Argentina per rappresentare il Paese nella corsa agli Oscar, il film ha ricevuto ottimi riscontri dalla critica internazionale, soprattutto per la sua capacità di giocare con i generi e per una narrazione volutamente lontana dalle convenzioni. Con una durata vicina alle tre ore, “I delinquenti” chiede allo spettatore di abbandonare l’idea tradizionale del thriller e di entrare lentamente in una storia che parla soprattutto di libertà, lavoro e tempo.

Morán lavora da anni come impiegato in una banca di Buenos Aires. La sua è un’esistenza ordinaria, scandita da gesti ripetitivi, colleghi, orari e giornate che sembrano tutte uguali. A un certo punto decide però di compiere un gesto tanto assurdo quanto perfettamente razionale: calcola quanto denaro potrebbe guadagnare lavorando fino alla pensione e decide di rubare alla banca esattamente quella cifra. Il suo piano non consiste nella fuga. Morán sa che molto probabilmente verrà scoperto ed è disposto persino ad andare in carcere, convinto che qualche anno trascorso dietro le sbarre sia un prezzo accettabile in cambio della possibilità di non lavorare mai più. Prima che tutto accada affida il denaro al collega Román, chiedendogli di nasconderlo fino alla sua uscita. Da questo momento il film comincia lentamente a cambiare direzione. Se Morán affronta le conseguenze della propria scelta, Román viene trascinato in una situazione che non aveva cercato e che finisce per mettere in discussione anche la sua vita. La rapina, inizialmente al centro della storia, diventa così quasi un pretesto per osservare due uomini che improvvisamente scoprono l’esistenza di un’alternativa alla quotidianità che avevano sempre accettato.

Moreno accompagna questo cambiamento anche attraverso gli ambienti. Agli spazi chiusi e geometrici della banca si contrappongono progressivamente paesaggi aperti, strade, campagna e luoghi nei quali il tempo sembra avere un ritmo completamente diverso. Anche i nomi dei protagonisti, Morán e Román, sono costruiti quasi come variazioni delle stesse lettere, suggerendo una particolare simmetria tra due personaggi apparentemente diversi ma destinati a interrogarsi sulle stesse cose. Il film prende inoltre liberamente spunto da “Apenas un delincuente”, pellicola argentina del 1949 diretta da Hugo Fregonese, che raccontava già la storia di un uomo disposto a trascorrere alcuni anni in prigione pur di assicurarsi una futura indipendenza economica.

Ma è proprio allontanandosi dal racconto criminale che “I delinquenti” trova la sua dimensione più originale. Il denaro perde gradualmente la sua centralità e ciò che realmente interessa a Moreno diventa il tempo. Morán non vuole diventare ricco e non sembra nemmeno particolarmente attratto dal lusso. Vuole semplicemente smettere di vendere gran parte delle proprie giornate in cambio di uno stipendio. La sua scelta resta naturalmente illegale e moralmente discutibile, ma il film non cerca mai di trasformarlo in un eroe né di fornire risposte definitive. Ed è forse proprio questa ambiguità a rendere “I delinquenti” così interessante. La banca e il carcere finiscono quasi per diventare due immagini della stessa condizione: luoghi regolati da orari, gerarchie e abitudini dalle quali è difficile sottrarsi. Moreno esaspera volutamente il paradosso per farci riflettere su qualcosa di molto più comune e vicino a noi. Passiamo buona parte della nostra vita cercando di guadagnare abbastanza denaro per poterci permettere di utilizzare liberamente il tempo che rimane. Morán decide invece di ribaltare completamente questa logica. Alla fine il vero furto raccontato dal film non riguarda quindi soltanto il denaro custodito in una banca, ma qualcosa di molto più prezioso e impossibile da recuperare. Perché i soldi possono essere guadagnati, persi e ritrovati, mentre il tempo procede in un’unica direzione. E forse la domanda più inquietante lasciata da “I delinquenti” è proprio questa: quanto della nostra vita possiamo davvero considerare nostro?

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