1 settembre 1939: l’invasione della Polonia apre la Seconda guerra mondiale

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All’alba del 1 settembre 1939 la Germania nazista invase la Polonia, dando inizio a quella che sarebbe diventata la Seconda guerra mondiale, il conflitto più vasto e sanguinoso della storia contemporanea. L’attacco ordinato da Adolf Hitler non rappresentò tuttavia un’improvvisa esplosione delle tensioni europee: fu piuttosto il punto di arrivo di una politica espansionistica perseguita dal regime nazista fin dalla presa del potere nel 1933 e progressivamente favorita dall’incapacità delle potenze europee di opporvisi con decisione.

Quando Hitler divenne cancelliere, uno degli obiettivi dichiarati del nazionalsocialismo era la revisione dell’assetto europeo stabilito dal Trattato di Versailles del 1919, considerato dalla propaganda tedesca un’umiliazione imposta alla Germania dopo la Prima guerra mondiale. A questa rivendicazione si aggiungeva però un progetto molto più radicale: la conquista di un nuovo Lebensraum, lo “spazio vitale”, soprattutto nell’Europa orientale, destinato secondo l’ideologia razzista nazista alla colonizzazione tedesca.

Negli anni precedenti al 1939 Hitler aveva progressivamente messo alla prova la capacità di reazione delle democrazie europee. Nel marzo 1938 aveva realizzato l’Anschluss dell’Austria, annessa al Reich senza incontrare una concreta opposizione internazionale. Pochi mesi più tardi, con gli accordi di Monaco, Francia e Regno Unito avevano accettato la cessione alla Germania dei Sudeti, territorio della Cecoslovacchia abitato prevalentemente da popolazione germanofona. Nel marzo 1939 le truppe tedesche occuparono anche Praga, dimostrando definitivamente come le ambizioni naziste andassero ben oltre la semplice riunificazione delle popolazioni tedesche.

Il successivo obiettivo divenne la Polonia. Berlino rivendicava soprattutto la città libera di Danzica, oggi Gdańsk, e la possibilità di costruire collegamenti attraverso il cosiddetto “corridoio polacco”, che separava la Prussia orientale dal resto della Germania. Varsavia rifiutò le richieste tedesche, mentre Regno Unito e Francia garantirono il proprio sostegno alla Polonia nell’eventualità di un’aggressione.

Hitler, tuttavia, aveva già compiuto una mossa diplomatica destinata a modificare radicalmente gli equilibri europei. Il 23 agosto 1939 la Germania nazista e l’Unione Sovietica firmarono il Patto Molotov-Ribbentrop, ufficialmente un trattato di non aggressione. Un protocollo segreto allegato all’accordo prevedeva però la suddivisione dell’Europa orientale in sfere d’influenza tedesca e sovietica. La Polonia sarebbe stata, di fatto, spartita tra le due potenze. Per Hitler significava soprattutto poter attaccare Varsavia senza temere nell’immediato una guerra contemporanea contro l’URSS.

Restava da costruire una giustificazione propagandistica per presentare la Germania come vittima anziché come aggressore. Nella sera del 31 agosto 1939 uomini delle SS inscenarono una serie di provocazioni lungo la frontiera. La più celebre fu il cosiddetto incidente di Gleiwitz, nell’attuale Gliwice: un commando tedesco guidato dall’ufficiale delle SS Alfred Naujocks occupò temporaneamente una stazione radio tedesca simulando un’aggressione polacca. L’operazione faceva parte di un più ampio sistema di falsi incidenti di frontiera predisposto dal regime nazista per fornire un casus belli. Il giorno seguente Hitler avrebbe potuto sostenere pubblicamente che la Germania stava semplicemente reagendo alle provocazioni provenienti dalla Polonia.

La guerra, in realtà, era già stata pianificata. All’alba del 1 settembre 1939 iniziò l’operazione Fall Weiss, “Caso Bianco”. Intorno alle prime ore del mattino la corazzata tedesca Schleswig-Holstein, ancorata davanti a Danzica, aprì il fuoco contro la guarnigione polacca di Westerplatte. Quasi contemporaneamente l’aviazione tedesca colpì numerosi obiettivi sul territorio polacco. La Luftwaffe bombardò anche città e centri abitati, mentre le forze terrestri attraversavano il confine da più direzioni.

La campagna di Polonia mostrò alcuni degli elementi che avrebbero caratterizzato le grandi offensive tedesche della prima fase della guerra: l’impiego coordinato di carri armati, fanteria motorizzata e aviazione permetteva di penetrare rapidamente nelle linee avversarie e di accerchiare le unità nemiche. Questa modalità di combattimento sarebbe diventata celebre con il nome di Blitzkrieg, la “guerra lampo”.

La resistenza polacca fu più dura di quanto la rapidità della sconfitta possa far pensare. A Westerplatte poche centinaia di soldati resistettero per sette giorni contro forze tedesche enormemente superiori, trasformando quella battaglia in uno dei simboli nazionali della resistenza all’invasione. Ma la sproporzione militare e strategica era troppo grande e la situazione precipitò definitivamente il 17 settembre, quando anche l’Unione Sovietica invase la Polonia da est in applicazione degli accordi segreti stipulati con la Germania.

Nel frattempo l’aggressione aveva prodotto conseguenze che Hitler aveva sperato di evitare. Dopo aver intimato inutilmente alla Germania di ritirare le proprie truppe, Regno Unito e Francia dichiararono guerra al Reich il 3 settembre 1939. Un conflitto inizialmente combattuto sul territorio polacco assumeva così una dimensione europea e avrebbe progressivamente coinvolto gran parte del mondo.

Varsavia capitolò il 28 settembre e nelle settimane successive cessarono le principali operazioni militari. La Polonia venne divisa tra Germania nazista e Unione Sovietica. Per la popolazione civile, tuttavia, la tragedia era appena cominciata. L’occupazione tedesca sarebbe stata accompagnata da deportazioni, esecuzioni di massa e persecuzioni sistematiche, mentre la comunità ebraica polacca, una delle più numerose d’Europa, sarebbe divenuta una delle principali vittime della Shoah. Anche nella zona occupata dai sovietici iniziarono arresti, deportazioni e repressioni contro militari, funzionari e membri delle élite polacche.

Il 1 settembre 1939 rimane quindi molto più della data di apertura di una campagna militare. L’invasione della Polonia segnò il definitivo fallimento della politica di compromesso con Hitler e trasformò l’espansionismo della Germania nazista in una guerra destinata a durare quasi sei anni. Quando i primi colpi furono sparati quella mattina, nessuno poteva ancora misurare completamente le conseguenze di ciò che stava iniziando. Alla fine della Seconda guerra mondiale, nel 1945, decine di milioni di persone sarebbero morte, intere città sarebbero state distrutte e l’Europa politica, economica e sociale uscita dal conflitto sarebbe stata profondamente diversa da quella del 1939.

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