Fare la spesa, pagare le bollette o prenotare un volo pesa oggi molto più di cinque anni fa. Tra crisi energetica, guerre e conseguenze sempre più evidenti dei cambiamenti climatici, il costo della vita in Italia ha registrato aumenti che in alcuni settori hanno superato nettamente l’inflazione generale. Secondo i dati Istat relativi al periodo 2021-2026, i prezzi dei prodotti alimentari e delle bevande analcoliche sono cresciuti complessivamente del 29,5%, contro un aumento dell’indice generale dei prezzi al consumo di circa il 21%.
Dietro la media si nascondono rincari ancora più pesanti. Il caffè costa il 50,8% in più rispetto a cinque anni fa, mentre oli e burro hanno registrato aumenti superiori al 49%. Ortaggi e legumi sono saliti del 34%, la frutta di oltre il 28%, mentre latte, formaggi e uova sfiorano anch’essi il +28%. Cereali, carne e salumi hanno accumulato rincari intorno al 27%, il pesce del 22,5%. Per acqua minerale e bevande analcoliche l’aumento supera invece il 30%.
A pesare sono stati diversi fattori. La guerra in Ucraina ha provocato forti tensioni sui mercati dell’energia, dei fertilizzanti e di alcune materie prime agricole. Negli anni successivi si sono aggiunte nuove instabilità geopolitiche e l’aumento dei prezzi del petrolio. Allo stesso tempo siccità, temperature estreme, gelate fuori stagione e precipitazioni eccezionali hanno colpito numerose produzioni agricole. Il caffè, ad esempio, ha risentito delle condizioni climatiche difficili nei grandi Paesi produttori come Brasile e Vietnam, mentre il prezzo dell’olio d’oliva è stato condizionato anche dalle pesanti siccità che hanno interessato la Spagna.
Ancora più consistente è stato l’aumento delle spese legate all’abitazione: acqua, elettricità, gas e altri costi domestici risultano complessivamente più cari del 43,3%. Una voce particolarmente rilevante perché rappresenta una delle componenti principali del bilancio familiare.
Il primato dei rincari spetta però ai voli. Tra luglio 2021 e luglio 2026 il trasporto aereo di passeggeri è aumentato dell’87%, mentre nell’arco di dieci anni l’incremento arriva al 116%. I pacchetti vacanza tutto compreso costano il 47% in più, mentre ristoranti e strutture ricettive hanno registrato una crescita del 27,4%.
L’effetto sui consumi è evidente. Il valore complessivo delle vendite al dettaglio è aumentato, ma le quantità effettivamente acquistate dalle famiglie restano inferiori ai livelli del 2021. In altre parole, gli italiani spendono di più portando a casa meno prodotti. E anche se l’inflazione annuale è oggi più contenuta rispetto ai picchi del 2022 e del 2023, questo non significa che i prezzi siano diminuiti: la crescita sta semplicemente rallentando dopo essersi consolidata su livelli molto più elevati. Una differenza che continua a farsi sentire soprattutto sui redditi che, nello stesso periodo, non sono riusciti a recuperare integralmente il potere d’acquisto perduto.























