Sigfrido Ranucci passa al contrattacco e porta lo scontro con la Rai sul terreno legale. Il giornalista ha formalmente contestato la decisione dell’azienda di rimuoverlo dalla conduzione e dalla responsabilità autorale di Report, chiedendo il ripristino della situazione precedente e riservandosi di agire per ottenere il risarcimento dei danni subiti.
La contestazione è contenuta in una lettera predisposta dai suoi legali, il giuslavorista Stefano Rossi e l’avvocato Roberto De Vita. Al centro del documento c’è soprattutto una domanda: quali fatti concreti hanno portato la Rai a decidere l’allontanamento di Ranucci dal programma?
Secondo gli avvocati, le ragioni indicate dall’azienda sarebbero “manifestamente insussistenti, in fatto e in diritto”. Nella comunicazione ricevuta dal giornalista, la Rai avrebbe fatto riferimento alle “continue pressioni” alle quali sarebbe sottoposta la redazione di Report, oltre che a una “percezione di opacità”, a possibili “commistioni” e “interferenze” e a una presunta “obiettiva situazione di incompatibilità”.
Formulazioni che, secondo la difesa di Ranucci, non sarebbero però accompagnate dall’indicazione di episodi specifici direttamente attribuibili al conduttore. Per questo i legali chiedono all’azienda di chiarire da chi proverrebbero le pressioni, quali circostanze avrebbero compromesso l’indipendenza e l’imparzialità della trasmissione e perché l’unica soluzione ritenuta possibile sia stata la sostituzione del giornalista.
La richiesta non riguarda soltanto spiegazioni. Ranucci vuole ottenere anche tutta la documentazione alla base della decisione: relazioni, note, verbali, pareri, comunicazioni interne e risultanze di eventuali istruttorie. I suoi legali chiedono inoltre di conoscere chi abbia materialmente adottato il provvedimento, quando sia stato deciso e attraverso quale procedimento interno.
Particolarmente duro è il passaggio dedicato all’attentato subito dal giornalista. Nella lettera viene definita grave la circostanza per cui la vittima di un attentato venga considerata dal proprio datore di lavoro responsabile di una presunta situazione di incompatibilità. Proprio per questo, sostiene la difesa, sarebbe necessario rendere trasparenti gli elementi sui quali la Rai ha fondato le proprie valutazioni.
Ranucci chiede anche che, nell’attesa dei chiarimenti, vengano sospesi gli effetti della decisione. In caso contrario resta aperta la strada del tribunale, anche attraverso eventuali iniziative cautelari e d’urgenza.
I legali hanno inoltre prospettato una richiesta di risarcimento per i danni patrimoniali e non patrimoniali che dovessero derivare dalla vicenda, compresi quelli alla dignità personale, alla reputazione professionale e all’immagine.
Lo scontro sulla guida di Report entra così in una nuova fase. Dopo le polemiche politiche e le reazioni all’interno della redazione, la questione diventa ora soprattutto documentale e giuridica: la Rai sarà chiamata a dimostrare su quali elementi concreti abbia costruito una decisione destinata a incidere profondamente sul futuro di uno dei suoi programmi d’inchiesta più conosciuti.























