La lunga vicenda giudiziaria che per mesi ha minacciato di compromettere le ambizioni presidenziali di Marine Le Pen si è conclusa con un colpo di scena che le consentirà di candidarsi per la quarta volta all’Eliseo.
Martedì Le Pen è stata condannata a un anno di arresti domiciliari, ma il divieto di candidarsi è stato ridotto da cinque anni a soli quindici mesi, con decorrenza da marzo 2025. Una decisione che le permette quindi di partecipare alle elezioni presidenziali.
Le Pen ha però annunciato che ricorrerà alla Corte di cassazione, il massimo organo giudiziario francese, per contestare la condanna ed evitare di dover indossare un braccialetto elettronico durante la campagna elettorale.
«Saranno i francesi a giudicare», ha dichiarato lanciando la propria candidatura alle presidenziali del 2027 e promettendo di lavorare fianco a fianco con Jordan Bardella, già indicato come futuro primo ministro in caso di vittoria.
Restano tuttavia quattro grandi interrogativi sulla sua rinascita politica e sulla campagna elettorale che la attende.
Quali saranno i prossimi passaggi giudiziari?
Una delle principali difficoltà per Le Pen sarà evitare di affrontare la campagna elettorale con la libertà di movimento limitata da un provvedimento del tribunale.
In linea di principio, quando una sentenza d’appello viene impugnata davanti alla Corte di cassazione, la pena resta sospesa. Presentando ricorso contro la decisione di martedì, Le Pen può quindi mantenere la promessa di non fare campagna elettorale indossando un braccialetto elettronico.
C’è però un’incognita. Il presidente della Corte di cassazione ha già dichiarato che i giudici faranno il possibile per pronunciarsi prima delle elezioni presidenziali. Se il ricorso venisse respinto, Le Pen potrebbe essere costretta a indossare il dispositivo elettronico proprio nella fase finale della corsa all’Eliseo.
A quel punto dovrebbe cercare di ottenere condizioni particolarmente favorevoli per gli arresti domiciliari. I magistrati incaricati di stabilirle «potrebbero concederle ampie fasce orarie per partecipare agli appuntamenti elettorali, ma avrebbe comunque l’obbligo di rientrare a casa durante la notte», ha spiegato Eva Barouk, avvocata penalista di Bordeaux.
Quanto è forte oggi come candidata?
Le Pen parte da una posizione solida. Secondo un sondaggio realizzato a giugno dall’istituto francese Ifop, arriverebbe al primo posto al primo turno con il 32 per cento dei voti.
Il suo delfino trentenne Jordan Bardella, che sarebbe diventato il candidato del Rassemblement National nel caso in cui Le Pen fosse stata esclusa, ottiene risultati persino migliori: secondo la stessa rilevazione raggiungerebbe il 36 per cento.
«Marine Le Pen gode di una notorietà enorme, ma su alcuni temi deve ancora rassicurare gli elettori», ha spiegato prima della sentenza un alto dirigente del Rassemblement National, rimasto anonimo per poter parlare liberamente dei rapporti tra le due principali figure del partito.
La differenza più importante riguarda il modo in cui i due leader dell’estrema destra vengono percepiti dall’elettorato.
Le Pen è una veterana della politica, con una carriera lunga quasi quarant’anni e tre candidature presidenziali alle spalle. Il suo cognome, tuttavia, continua a essere respingente per una parte degli elettori, soprattutto tra le generazioni più anziane, che non hanno dimenticato le dichiarazioni antisemite e razziste del padre Jean-Marie Le Pen.
Anche la vecchia proposta di uscire dall’Unione europea, ormai abbandonata da tempo, e la percezione di una certa debolezza sui temi economici hanno storicamente allontanato gli elettori della destra tradizionale, liberale e favorevole al mercato. Un’area che Bardella aveva cercato di conquistare prima della sentenza.
Quel bacino elettorale potrebbe risultare decisivo nel 2027.
Per ottenere al secondo turno la maggioranza assoluta necessaria alla vittoria, il Rassemblement National dovrà infatti probabilmente guadagnare consensi anche tra gli elettori del centrodestra.
«Non si schiereranno con Marine Le Pen nello stesso modo in cui potrebbero farlo con Jordan Bardella», ha osservato Laure Salvaing, direttrice generale dell’istituto demoscopico Verian.
Bardella può ribellarsi?
Il vantaggio di Bardella nei sondaggi ha spinto alcuni osservatori a chiedersi se il giovane leader possa tentare una sorta di colpo di mano ai danni della propria mentore.
È uno scenario poco probabile. Anche i fedelissimi di Le Pen che hanno criticato Bardella per alcune posizioni su temi centrali, come la riforma delle pensioni, gli riconoscono una sostanziale lealtà.
Inoltre, difficilmente avrebbe una struttura interna abbastanza forte da sostenere una simile operazione.
Bardella dirige l’attività quotidiana del partito ed è il volto del Rassemblement National a Bruxelles, ma le figure di maggior peso fedeli a Le Pen continuano a occupare posizioni decisive nell’organizzazione e all’Assemblea nazionale. Qui Le Pen guida un gruppo composto da 122 deputati di estrema destra.
Quale linea prevarrà su Europa ed economia?
Marine Le Pen ha abbandonato la storica posizione del partito favorevole all’uscita dall’euro, ma resta una convinta euroscettica e sostiene una linea apertamente conflittuale nei confronti della Commissione europea.
Condivide con Bardella l’obiettivo di ridurre drasticamente il contributo della Francia al bilancio dell’Unione europea, da lei definito pochi mesi fa «delirante». Entrambi si oppongono inoltre alle politiche europee sull’immigrazione.
Le Pen ha dichiarato che, in caso di elezione, cercherebbe di modificare la Costituzione francese per sancire la prevalenza del diritto nazionale su quello europeo, con l’obiettivo di introdurre restrizioni molto più severe all’immigrazione. Una scelta che la porterebbe probabilmente allo scontro con il Consiglio costituzionale francese e con le istituzioni dell’Unione europea.
Sul piano economico, Le Pen sostiene un’impostazione interventista, fondata su un ruolo forte dello Stato nella protezione delle industrie nazionali. Attacca inoltre con regolarità gli accordi di libero scambio, come quello con i Paesi latinoamericani del Mercosur, accusati di sacrificare gli interessi francesi.
La leader del Rassemblement National vuole rafforzare lo Stato sociale francese, escludendo però gli stranieri dall’accesso ad alcune prestazioni. È inoltre favorevole a cancellare la principale riforma delle pensioni voluta dal presidente Emmanuel Macron e a riportare l’età pensionabile da 64 a 62 anni.
Proprio le pensioni rappresentano uno dei temi che alimentano la scarsa credibilità economica del Rassemblement National negli ambienti imprenditoriali, dove molti considerano irrealistico il programma del partito.
Nel tentativo di colmare questa distanza, nelle ultime settimane Bardella ha messo pubblicamente in discussione la proposta. Le Pen si è detta disponibile a modificare parzialmente il proprio piano, ma con un’apertura molto più limitata.
Il partito dovrebbe presentare il programma definitivo in autunno, lasciando ancora ampio spazio a correzioni e compromessi. Ma, essendo la candidata alla presidenza, sarà Marine Le Pen ad avere l’ultima parola sulle questioni che definiranno la sua campagna elettorale.
link all’articolo originale: POLITICO.com























