Roma blindata, quattro cortei e la piazza si spacca

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Roma ha vissuto un sabato di tensione politica e mobilitazione diffusa, con quattro cortei in contemporanea e un dispositivo di sicurezza imponente schierato tra centro storico, Prati, Esquilino, San Giovanni e Porta Pia. Nella Capitale erano attese migliaia di persone, mentre circa duemila tra poliziotti, carabinieri e finanzieri hanno presidiato i percorsi delle manifestazioni, con il supporto di droni ed elicotteri.

A catalizzare l’attenzione è stata soprattutto la manifestazione organizzata dall’estrema destra per la cosiddetta “remigrazione”, partita nel quartiere Prati e conclusa a piazza Risorgimento. Il Comitato Remigrazione e Riconquista ha rivendicato una partecipazione molto ampia e ha chiesto l’approvazione della proposta di legge sostenuta, secondo gli organizzatori, da oltre 150mila firme. Dal palco finale, il presidente Luca Marsella ha parlato di immigrazione come di un problema non solo di sicurezza, ma anche di identità nazionale, sostenendo la necessità di rimpatriare gli immigrati irregolari. La manifestazione si è chiusa tra cori nostalgici e saluti fascisti, elementi che hanno alimentato le contestazioni e confermato il clima di forte polarizzazione.

In contemporanea, da un’altra parte della città, è partito il corteo antifascista promosso da Cgil, centri sociali e organizzazioni studentesche. La manifestazione, aperta dallo striscione “Fuck remigration”, ha attraversato il centro rivendicando l’immagine di una Roma solidale, contraria al razzismo e alla guerra. Lungo il percorso, alcuni cartelli con la scritta “Stop Remigration” sono comparsi anche dalle finestre dei palazzi, mentre il corteo ha fatto una sosta davanti alla Torre dei Conti per ricordare un operaio morto sul lavoro durante un cantiere di restauro.

Non è mancata la protesta davanti al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, dove alcuni manifestanti del corteo “Respingiamoli” hanno bruciato una ruspa e un carro armato realizzati in cartone e polistirolo. In un primo momento era stato riferito dello scarico di letame davanti al Mit, ma la questura ha poi precisato che si trattava di terreno agricolo concimato con torba. Durante l’azione sono stati esplosi alcuni petardi e scanditi cori contro il ministro Matteo Salvini, indicato dai manifestanti come simbolo delle politiche contestate.

A completare la giornata di mobilitazioni è stato il corteo nazionale “Scegliamo la Vita”, promosso da Pro Vita & Famiglia, partito da piazza della Repubblica e diretto a San Giovanni. Gli organizzatori hanno parlato di ventimila partecipanti e hanno rilanciato le proprie battaglie contro l’aborto farmacologico, la pillola del giorno dopo e le tecniche di procreazione assistita che comportano selezione o congelamento degli embrioni. Alla manifestazione sono arrivati messaggi dal mondo cattolico, compreso quello del presidente della Pontificia Accademia per la Vita, monsignor Renzo Pegoraro, e del cantante Andrea Bocelli.

La giornata romana si è così trasformata in una fotografia delle fratture politiche e culturali del Paese. Da un lato la destra radicale che rivendica politiche di espulsione e identità nazionale, dall’altro le piazze antifasciste e antirazziste, insieme alla mobilitazione cattolica pro vita. Quattro cortei, migliaia di persone e una Capitale blindata hanno mostrato quanto il confronto pubblico su immigrazione, diritti e sicurezza resti acceso e divisivo.

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