Matteo Salvini rompe un equilibrio che, fino a oggi, nel centrodestra sembrava intoccabile: quello della legislatura da portare comunque fino alla scadenza naturale del 2027. Lo fa dal Festival dell’Economia di Trento, scegliendo parole che nella maggioranza pesano più di una semplice riflessione di scenario. Alla domanda sulla durata del governo, il leader della Lega e ministro dei Trasporti non conferma la linea della stabilità a ogni costo, ma introduce una variabile finora rimasta fuori dalla narrazione ufficiale: l’economia.
“La fine legislatura è a settembre 2027”, ricorda Salvini. Ma sul fatto che si arrivi davvero al voto a scadenza naturale aggiunge: “Non lo so, dipende anche dai fattori economici”. Il riferimento è diretto a inflazione, caro-spesa e caro-bollette, cioè ai temi che incidono più concretamente sulla vita quotidiana degli elettori. “È normale che la fiducia dei cittadini cala”, osserva il vicepremier, riconoscendo implicitamente che il consenso non è un dato acquisito e che le difficoltà economiche possono produrre effetti politici anche dentro una maggioranza numericamente solida.
Il passaggio è significativo perché arriva da uno dei leader della coalizione di governo e perché incrina per la prima volta, in modo esplicito, la convinzione che l’esecutivo Meloni debba necessariamente arrivare fino al 2027. Finora la linea del centrodestra era stata compatta: legislatura blindata, stabilità come valore politico, obiettivo dichiarato di superare anche il record di durata tra i governi della Repubblica. Le parole di Salvini, invece, aprono uno spiraglio diverso: non una crisi imminente, ma l’ammissione che il quadro economico e sociale potrebbe rendere meno scontato il percorso.
A confermare che il tema non è più un tabù interviene anche Massimiliano Romeo, capogruppo della Lega al Senato. Il suo ragionamento sposta l’attenzione dal calendario ai risultati: “L’importante è che il governo faccia le cose. Non mi affeziono alla durata”, dice a Un giorno da pecora. Un governo, sostiene in sostanza Romeo, non viene premiato perché è il più longevo, ma perché produce effetti percepibili per i cittadini. È un modo per rafforzare la posizione di Salvini e, al tempo stesso, per mettere pressione sull’esecutivo: la stabilità da sola non basta se non si traduce in risposte concrete.
Più prudenti, invece, le reazioni degli altri esponenti della maggioranza. Guido Crosetto, ministro della Difesa, evita di alimentare il dibattito e si limita a dire che continuerà a servire il Paese finché sarà chiamato a farlo. Antonio Tajani, vicepremier e leader di Forza Italia, prova invece a chiudere la questione: “La legislatura arriverà a scadenza naturale, sono assolutamente convinto”. Anche Tajani riconosce l’esistenza di fattori esterni, a partire dalla crisi di Hormuz, ma insiste sulla capacità dell’Italia di reagire positivamente.
Resta però il dato politico. Salvini parla mentre la Lega attraversa una fase delicata, segnata da malumori interni, sondaggi non brillanti e uscite di parlamentari verso il partito di Roberto Vannacci. In questo contesto, evocare l’incertezza sulla fine della legislatura significa mandare un messaggio a più destinatari: agli alleati, agli elettori e al proprio partito. Non è ancora una minaccia di rottura, ma è un cambio di tono. E nel linguaggio della politica, soprattutto dentro una maggioranza che ha fatto della durata una bandiera, anche una frase dubitativa può bastare per aprire una crepa.























