Madrid accelera, Roma osserva. Nel pieno dell’escalation in Medio Oriente, con il blocco dello stretto di Hormuz e le tensioni sui giacimenti energetici che spingono verso l’alto i prezzi di petrolio e gas, il governo spagnolo guidato da Pedro Sánchez vara un pacchetto da 5 miliardi di euro che punta a contenere l’impatto della crisi su famiglie e imprese. Un intervento articolato che, almeno sulla carta, appare più incisivo rispetto alle misure adottate finora dall’esecutivo italiano.
Il cuore del provvedimento riguarda il costo dell’energia. Madrid ha deciso di intervenire in modo diretto sulla leva fiscale: l’Iva sui carburanti scende dal 21% al 10%, mentre viene ridotta fino al minimo consentito anche l’imposta sugli idrocarburi. Il risultato atteso è un calo tra i 30 e i 40 centesimi al litro per benzina e diesel, una riduzione significativa in una fase in cui i prezzi alla pompa continuano a salire in tutta Europa. Parallelamente, viene alleggerita la pressione fiscale anche sull’elettricità, con il taglio di diverse imposte e la sospensione temporanea di alcune componenti del prelievo.
Accanto al fronte energetico, il piano spagnolo introduce un ampio pacchetto sociale. Viene rafforzato il bonus elettrico per i nuclei più fragili e, soprattutto, viene vietata la sospensione delle forniture per le famiglie vulnerabili. Non solo: il governo interviene anche sul mercato del lavoro, introducendo il divieto di licenziamento per le imprese che beneficiano degli aiuti pubblici, e avvia un monitoraggio sui margini aziendali per evitare speculazioni.
Ma è sul tema della casa che si gioca una delle partite più delicate. Dopo ore di tensione interna alla maggioranza, con la sinistra di Sumar pronta a bloccare il Consiglio dei ministri, Sánchez ha accettato di includere nel pacchetto anche un decreto specifico sull’emergenza abitativa. Il provvedimento prevede il congelamento degli affitti, con un tetto del 2% agli aumenti annuali e la possibilità di prorogare automaticamente i contratti in scadenza fino a due anni. Una misura che mira a contenere la pressione sui redditi, già erosi dall’inflazione energetica.
Il presidente del governo spagnolo rivendica la portata dell’intervento, definendolo il più ampio “scudo sociale ed economico” messo in campo nell’Unione europea. Una strategia che, secondo Madrid, si fonda anche sugli investimenti degli ultimi anni nelle energie rinnovabili, oggi in grado di garantire una maggiore autonomia e prezzi dell’elettricità sensibilmente più bassi rispetto ad altri Paesi europei.
Il confronto con l’Italia diventa inevitabile. Mentre il governo Meloni punta su controlli e interventi più selettivi, la Spagna sceglie una linea espansiva e redistributiva, che combina tagli fiscali, sostegni diretti e regolazione dei mercati. Due approcci diversi alla stessa emergenza, che riflettono visioni politiche ed economiche distinte.
Resta ora da capire quale modello si rivelerà più efficace nel medio periodo. In un contesto internazionale ancora instabile, la partita si gioca non solo sul contenimento dei prezzi, ma sulla capacità di proteggere il tessuto sociale senza compromettere la sostenibilità dei conti pubblici. Per ora, però, Madrid sembra aver preso un vantaggio che difficilmente passerà inosservato nel dibattito europeo.























