Gli Usa non sono più una democrazia: il report del V-Dem Institute che accusa Trump

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Gli Stati Uniti non possono più essere considerati una democrazia liberale. È la conclusione, netta e destinata a far discutere, contenuta nel Democracy Report 2026 del V-Dem Institute, centro di ricerca con sede all’Università di Göteborg considerato tra i più autorevoli osservatori globali sullo stato delle istituzioni democratiche. Secondo lo studio, il sistema politico americano avrebbe subito in un solo anno un arretramento senza precedenti, passando dallo status di “liberal democracy” a quello di “electoral democracy”, una categoria che indica la presenza di elezioni libere ma con un indebolimento significativo delle garanzie liberali.

Il dato più emblematico riguarda l’indice di democrazia liberale, crollato da 0,75 a 0,57, con una perdita del 24% che rappresenta il peggior calo mai registrato nella storia del Paese. Anche la posizione nella classifica globale subisce un tracollo: gli Stati Uniti scivolano dal ventesimo al cinquantunesimo posto su 179 Paesi analizzati. Per gli autori del report si tratta del processo di “autocratizzazione” più rapido mai osservato in una democrazia consolidata.

Alla base di questo declino, secondo il direttore dell’istituto Staffan Lindberg, ci sarebbe una concentrazione crescente e aggressiva dei poteri nelle mani della presidenza. Il Congresso risulterebbe progressivamente marginalizzato, mentre il sistema dei “checks and balances”, tradizionale pilastro dell’architettura istituzionale americana, avrebbe perso efficacia. Nel primo anno di mandato, Donald Trump ha firmato 225 decreti esecutivi, a fronte di sole 49 leggi approvate dal Congresso, spesso descritte come modifiche minori. Un dato che, secondo il rapporto, segnala uno squilibrio sempre più marcato tra potere esecutivo e legislativo.

Il report evidenzia inoltre un deterioramento dei diritti civili e della libertà di espressione, scesi ai livelli più bassi dagli anni Quaranta. Parallelamente, viene segnalato un indebolimento dei meccanismi di controllo interni all’amministrazione federale, con la rimozione di ispettori e funzionari indipendenti sostituiti da figure ritenute fedeli al presidente. Anche il ruolo della Corte Suprema viene descritto come meno incisivo rispetto al passato, incapace, secondo i ricercatori, di esercitare pienamente la propria funzione di bilanciamento.

L’unico elemento che ancora mantiene gli Stati Uniti all’interno della categoria delle democrazie sarebbe il sistema elettorale, che continua a garantire elezioni libere. Tuttavia, anche su questo fronte emergono segnali di criticità, tra cui le dimissioni di una quota significativa degli addetti ai seggi e il clima di sfiducia alimentato dalla mancata accettazione di precedenti risultati elettorali.

Il quadro delineato dal V-Dem si inserisce in una tendenza più ampia. A livello globale, il 41% della popolazione mondiale vive oggi in Paesi in cui la democrazia è in regressione, mentre il numero di Stati che intraprendono percorsi autoritari cresce simultaneamente. Gli Stati Uniti, secondo il rapporto, non solo partecipano a questa dinamica, ma ne rappresentano uno dei casi più emblematici.

Anche l’Europa non è immune. Sette Paesi dell’Unione, tra cui l’Italia, vengono indicati come coinvolti in processi di autocratizzazione, con segnali che vanno dalla compressione della libertà di stampa alle restrizioni sulla società civile. In questo contesto, il report sottolinea come solo una minoranza di Stati stia oggi rafforzando le proprie istituzioni democratiche, segnando un minimo storico.

Il giudizio del V-Dem, basato su milioni di dati raccolti in oltre due secoli di storia, apre così un nuovo fronte nel dibattito internazionale sulla tenuta delle democrazie occidentali. Un dibattito che, alla luce delle conclusioni del rapporto, appare destinato a intensificarsi nei prossimi mesi.

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