Un drone militare italiano MQ-9A “Predator” è stato distrutto oggi durante un attacco alla base aerea di Ali Al Salem, in Kuwait, una delle principali installazioni utilizzate dalle forze della coalizione internazionale impegnate nelle operazioni in Medio Oriente. L’attacco ha colpito una struttura della base dove si trovava il velivolo a pilotaggio remoto appartenente al contingente italiano. Non si registrano feriti tra il personale militare, che al momento dell’esplosione si trovava già nelle aree protette della struttura.
La base di Ali Al Salem rappresenta un nodo operativo importante per le missioni aeree della coalizione, in particolare per le attività di sorveglianza e ricognizione svolte sopra l’Iraq e altre aree sensibili della regione. Proprio qui era schierato il drone distrutto, un MQ-9A Predator impiegato nelle operazioni di monitoraggio e raccolta di informazioni nell’ambito delle missioni internazionali alle quali partecipa anche l’Italia.
Il velivolo colpito appartiene a una delle piattaforme più sofisticate attualmente utilizzate per le attività di intelligence militare. Prodotto dalla società statunitense General Atomics, il Predator è progettato per operazioni di lunga durata e per il controllo continuo di aree strategiche. Il valore stimato della sola piattaforma supera i 30 milioni di dollari, ma il costo complessivo dell’intero sistema — considerando sensori, infrastrutture di comunicazione e stazioni di controllo — può superare i 35 milioni di dollari.
Il drone è infatti dotato di sistemi avanzati di osservazione, tra cui sensori elettro-ottici e infrarossi che consentono di monitorare il terreno anche di notte o in condizioni atmosferiche difficili. Grazie alla capacità di restare in volo per oltre ventiquattro ore consecutive e di operare a quote fino a circa 15 mila metri, il Predator rappresenta uno degli strumenti principali per l’attività di sorveglianza a lungo raggio.
Le informazioni raccolte dal drone vengono trasmesse in tempo reale ai centri di comando della coalizione e alle unità operative presenti sul terreno. I dati permettono di individuare movimenti sospetti, monitorare aree instabili e fornire supporto alle operazioni militari, oltre a contribuire alla protezione del personale impiegato nelle missioni e della popolazione civile nelle zone di crisi.
Il contingente italiano presente in Kuwait opera nell’ambito dell’Operazione Prima Parthica, la missione internazionale avviata nel 2014 per contribuire al contrasto dello Stato islamico. Il comando nazionale italiano, denominato Italian National Contingent Command Air/Task Force Air Kuwait, conta circa 400 militari ed è attualmente guidato dal colonnello dell’Aeronautica Marco Mangini.
Dalla base di Ali Al Salem, i militari italiani gestiscono diversi assetti dell’Aeronautica Militare, tra cui proprio i droni MQ-9A Predator del Task Group “Araba Fenice” e i caccia F-2000A Eurofighter del Task Group “Typhoon”. Le missioni principali riguardano attività di sorveglianza, ricognizione e raccolta dati, che vengono poi analizzati dal sistema italiano di elaborazione multisensore denominato I2MEC.
L’attacco alla base rappresenta un nuovo episodio di tensione nel quadro già fragile della sicurezza regionale. Anche se non ha provocato vittime, la distruzione del drone evidenzia la vulnerabilità delle infrastrutture militari nella regione e l’impatto potenziale che simili azioni possono avere sulle capacità operative delle missioni internazionali presenti nell’area.























