Martha Rosler, smontare le immagini per smascherare il potere

martha rosler house beautiful bringing the war home

Ci sono artisti che costruiscono immagini memorabili. E poi ci sono artisti che prendono le immagini che già conosciamo e le sabotano dall’interno. Martha Rosler appartiene alla seconda categoria. Da oltre cinquant’anni lavora sulla cultura visiva occidentale per mostrarne le contraddizioni, le omissioni, le ipocrisie. Non crea mondi alternativi: smonta quello esistente.

Come gli artisti concettuali, privilegia l’idea rispetto all’oggetto e utilizza fotografia, video e testo come strumenti analitici più che decorativi. A questi elementi si aggiunge una costante indagine sui meccanismi dell’informazione e della rappresentazione, che la avvicina alla cosiddetta “critica istituzionale”. Più che appartenere ad una singola corrente, Rosler attraversa e mette in tensione più ambiti, costruendo un linguaggio autonomo che usa l’immagine come strumento di smascheramento del potere.

martha rosler foto

Nata a Brooklyn nel 1943, Rosler si forma negli anni delle grandi tensioni politiche americane: guerra del Vietnam, movimenti per i diritti civili, femminismo della seconda ondata. La sua arte nasce in quel clima e ne conserva l’urgenza. Ma non è mai propaganda. È analisi visiva. È chirurgia delle immagini.

Uno dei suoi cicli più celebri, “House Beautiful: Bringing the War Home”, realizzato tra la fine degli anni Sessanta e i primi Settanta, consiste in fotomontaggi in cui interni domestici tratti da riviste patinate vengono invasi da scene di guerra. Salotti impeccabili, cucine scintillanti, e all’improvviso soldati armati, corpi feriti, esplosioni. Non c’è transizione, non c’è filtro. Il conflitto irrompe nello spazio del comfort borghese.

martha rosler beauty rest

“Beauty Rest”, photomontage dalla serie House Beautiful: Bringing the War Home (1967-1972)

La forza di questi lavori sta nella loro semplicità. Rosler non inventa immagini: le combina. Mostra come la cultura mediatica costruisca una separazione artificiale tra il benessere occidentale e la violenza geopolitica che lo sostiene. È una critica al modo in cui l’informazione viene consumata, neutralizzata, resa distante. Il salotto resta pulito. La guerra resta altrove. O almeno così crediamo.

Se Warhol replicava ossessivamente i prodotti del consumo per rivelarne il meccanismo, Rosler inserisce un cortocircuito. Non celebra l’immagine. La incrina. E nel farlo anticipa riflessioni che oggi, nell’era dei social media e delle guerre viste attraverso uno schermo, risultano quasi profetiche. Viviamo immersi in flussi visivi continui, eppure spesso anestetizzati. Rosler ci ricorda che l’immagine non è mai innocente.

martha rosler red stripe kitchen

“Red Stripe Kitchen”, photomontage dalla serie House Beautiful: Bringing the War Home (1967-1972)

Un altro lavoro fondamentale è il video “Semiotics of the Kitchen” del 1975. L’artista si presenta davanti alla telecamera, in una cucina spoglia, e procede a elencare utensili in ordine alfabetico: “Apron”, “Bowl”, “Chopper”… Il tono è freddo, quasi aggressivo. I gesti sono meccanici, a tratti violenti. Non c’è sorriso televisivo, non c’è complicità con lo spettatore. È una parodia dei programmi di cucina, ma soprattutto una critica ai ruoli di genere. La cucina diventa teatro di una ribellione silenziosa.

Il titolo richiama la semiotica, la disciplina che studia i segni. Rosler suggerisce che anche gli oggetti più quotidiani sono carichi di significati sociali. La casa non è uno spazio neutro. È un luogo politico. È qui che si definiscono identità, gerarchie, aspettative. Smontare la cucina significa smontare un intero sistema simbolico.

martha rosler semiotics of the kitchen (1975)

“Semiotics of the Kitchen”, video-performance (1975)

Nel corso della sua carriera, Rosler ha affrontato temi come l’urbanistica, la gentrificazione, la rappresentazione dei senzatetto, la militarizzazione dello spazio pubblico. Sempre con lo stesso metodo: analizzare, riassemblare, rendere visibile ciò che viene occultato. Non c’è estetica decorativa nel suo lavoro. C’è rigore concettuale, ma anche un’ironia sottile, a tratti tagliente.

La sua pratica si colloca pienamente nell’arte concettuale, ma mantiene una forte dimensione politica. In un panorama artistico spesso dominato dal mercato e dalla spettacolarizzazione, Rosler ha mantenuto una coerenza rara. Non ha mai cercato la provocazione fine a se stessa. Ha cercato la consapevolezza.

martha rosler lounging woman 2004

“Lounging Woman”, photomontage dalla serie House Beautiful: Bringing the War Home, New Series (2004-2008)

Oggi, mentre le immagini scorrono a velocità vertiginosa sugli schermi dei nostri dispositivi, la lezione di Martha Rosler appare più urgente che mai. Le fotografie di guerra convivono con pubblicità, selfie, video di intrattenimento. Il rischio è che tutto venga livellato, che ogni contenuto perda peso specifico. Rosler ci invita a rallentare, a guardare meglio, a chiederci chi produce le immagini e per quale scopo.

L’arte anticonformista non è necessariamente rumorosa. Può essere analitica, persino sobria. Ma quando riesce a farci vedere ciò che avevamo sotto gli occhi senza accorgercene, diventa rivoluzionaria. Martha Rosler non distrugge le immagini. Le apre. E dentro, troviamo il potere.

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