Uno dei principali spunti che i media hanno tratto dalle elezioni del 2024 è stato il tanto discusso “cambio di atmosfera”. In altre parole, un ritorno del conservatorismo culturale e una reazione contro il mutamento degli atteggiamenti sociali riguardo a razza, diritti LGBTQ+, immigrazione e al cosiddetto “wokeness” delle ere Obama e del primo Trump. I conservatori sembravano avere in pugno non solo la Casa Bianca ma, cosa per loro più importante, la cultura. Aziende, media e persino politici democratici che avevano cercato di proiettare un’immagine di tolleranza e inclusione si sono affrettati ad adeguarsi al nuovo clima.
Eppure, le prove di questo cambio erano scarse. Trump aveva vinto senza la maggioranza del voto popolare, e un’analisi più attenta dei risultati offriva una spiegazione più convenzionale: gli elettori, più che desiderare il ritorno ai tempi in cui non esistevano coppie miste nelle pubblicità o invocare l’esercito contro le proprie città, pensavano semplicemente di lavorare troppo per guadagnare troppo poco — e che forse Trump avrebbe cambiato le cose. Volevano prezzi più bassi, salari più alti e un senso di sicurezza. Un anno dopo l’insediamento del governo repubblicano e la sua imposizione dall’alto di un nuovo “vibe”, forse la reazione mostra che un cambio c’è stato davvero. Solo che non è quello che avevano previsto.
Il primo messaggio elettorale della seconda era Trump è stato fortissimo: i Democratici hanno battuto i Repubblicani ovunque, con margini sorprendenti. Nelle città tradizionalmente blu, i progressisti e i socialisti democratici hanno sconfitto i moderati. L’affluenza, per un’elezione di metà mandato, è stata senza precedenti. I Democratici hanno vinto le elezioni per i governatori di New Jersey e Virginia con margini molto superiori sia ai risultati del 2024 sia ai sondaggi. Hanno ottenuto 64 seggi su 100 alla Camera dei delegati della Virginia e oltre il 60% dei voti nei collegi statali di Georgia e Pennsylvania — due Stati che nel 2024 avevano scelto Trump.
In Mississippi hanno infranto la supermaggioranza repubblicana. In Colorado si è votato, con margini imponenti, per aumentare le tasse destinate ai pasti gratuiti nelle scuole. Il Maine ha approvato nuove misure di controllo sulle armi e respinto, con oltre 25 punti di scarto, le restrizioni sul voto per corrispondenza e i nuovi requisiti di identificazione degli elettori. Persino Democratici travolti dagli scandali, come il candidato alla procura generale della Virginia Jay Jones – che aveva scherzato sull’“uccidere i repubblicani” – hanno vinto facilmente, con margini superiori a quelli ottenuti da Harris l’anno precedente.
In California gli elettori hanno approvato una proposta che di fatto ha spazzato via la maggior parte della delegazione repubblicana alla Camera. Contee che nel 2024 avevano votato Trump, stavolta hanno eliminato i propri rappresentanti repubblicani in risposta alle richieste dell’ex presidente di “ripulire” i distretti democratici. E a New York, il socialista democratico Zohran Mamdani ha consolidato la sua sorprendente vittoria alle primarie ottenendo la maggioranza anche nel voto generale, con oltre un milione di preferenze — quasi quante quelle espresse in totale alle ultime elezioni per sindaco.
Questo invierà un messaggio alla Casa Bianca e alla destra? E al Partito Democratico stesso? Sebbene l’amministrazione Trump sembri colpita dalle dimensioni del rifiuto popolare, difficilmente cambierà atteggiamento. Anzi, è probabile che reagisca con maggiore aggressività verso il resto del Paese. Per loro, il contraccolpo era previsto: sapevano che tutto ciò che avrebbero fatto sarebbe stato impopolare, e hanno calcolato che ciò che possono ottenere in due anni di pieno controllo valga più di qualsiasi perdita futura.
Il loro assalto alle istituzioni e alla Costituzione non è facilmente reversibile. Il loro progetto politico si basa sul vincere con una minoranza di consensi e usare quel potere per consolidare un dominio di minoranza. Tutte le loro mosse puntano a cementare questa forma di governo minoritario, e l’entità del contraccolpo elettorale non farà che spingerli ad accelerare. Non a caso si chiama Project 2025, non Project 2027.
Ciò che hanno portato nel Paese è caos e autoritarismo: polizia segreta mascherata che rapisce persone in pieno giorno e le spedisce in campi di prigionia a vita senza accuse né processo; truppe armate che occupano le città; tagli drastici alla ricerca scientifica e universitaria, persino a quella sul cancro; corruzione sfacciata; crudeltà ostentata con video di migranti e manifestanti picchiati condivisi con orgoglio. Con i Repubblicani perfino l’aria e l’acqua sono diventate meno pulite. Non sorprende che la rabbia monti – dai democratici più fedeli ai lavoratori latini che nel 2024 avevano votato repubblicano per la prima volta.
Ma come si resiste a un regime apertamente antidemocratico per principio? E perché i sondaggi non hanno colto la portata della vittoria democratica? Le risposte a queste domande sono collegate, e si possono trovare nella storica campagna di Mamdani. I Democratici hanno vinto in larga parte grazie a elettori che non amano il Partito Democratico. La popolarità del partito è ai minimi storici, e la maggioranza disapprova la sua leadership e, in particolare, la sua debole opposizione a Trump.
È un cambio radicale rispetto al 2017, quando i Democratici arrabbiati si strinsero attorno ai propri leader. La seconda ondata di resistenza è molto più anti-establishment, radicale e di sinistra. Gli elettori democratici di base oggi hanno un’opinione più favorevole del socialismo democratico che della dirigenza del partito. Questi sentimenti hanno aperto la strada alla campagna di Mamdani — che ha saputo canalizzarli e trasformarli in una resistenza reale.
Il trumpismo si fonda sulla disgregazione delle istituzioni della classe lavoratrice e della società civile. Solo una comunità con legami logori può produrre un movimento basato su paura e risentimento. La chiave per fermarlo è ricostruire quei legami, quelle istituzioni, quella comunità. Molti lo ripetono da anni, ma mostrarne concretamente la via era tutt’altra cosa. Numerose campagne hanno provato a riportare masse di cittadini disillusi dentro il processo politico; quella di Mamdani è stata la prima a riuscirci davvero.
Sia nelle primarie che nelle elezioni generali, Mamdani ha trasformato l’elettorato, portando alle urne centinaia di migliaia di non-votanti: giovani, immigrati, comunità dimenticate. Per la prima volta, gli elettori rispecchiavano davvero la composizione demografica della città, invece di essere perlopiù proprietari anziani. Mamdani ha inoltre costruito una coalizione di classe, vincendo trasversalmente tra le etnie grazie ai lavoratori a basso reddito e agli utenti del trasporto pubblico — quelli che fanno funzionare la città — e perdendo invece tra i liberali e i conservatori benestanti.
Ma il numero più importante della sua campagna è 100.000: tante sono le persone che hanno partecipato attivamente, bussando alle porte, parlando con i vicini e i colleghi. È una persona ogni dieci che lo hanno votato. Hanno riconosciuto la politica come un atto vivo, un modo di essere comunità — non solo una casella da barrare ogni pochi anni. Un’idea estranea alla cultura politica americana da decenni, ma che la campagna di Mamdani e i Democratic Socialists of America stanno provando, e riuscendo, a riportare in vita: stanno ricostruendo la solidarietà e la capacità politica della classe lavoratrice.
Per sconfiggere Trump e l’estrema destra, è questa la via necessaria, in tutto il Paese e su larga scala.
E forse è proprio questo il vero vibe shift che sta appena cominciando.
link all’articolo originale: TheGuardian.com























