Margherito – c’è tempo per tornare a casa // Spazio Diamante

margherito il mulino

“Margherito, c’è tempo per tornare a casa” è uno spettacolo che sembra cucito sulla pelle dello spettatore, un’opera che risveglia emozioni profonde e antiche, portandoci delicatamente indietro nel tempo attraverso la storia semplice eppure straordinaria di Margherita. Andato in scena nella suggestiva cornice dello Spazio Diamante – Sala Grey di Roma, questo monologo teatrale scritto da Francesco Bianchi e Daniele Ronco, diretto con sensibilità e misura dallo stesso Bianchi, rappresenta un omaggio tenero e sincero ad una figura archetipica della cultura occitana.

Sin dall’inizio, l’attore protagonista Daniele Ronco (che abbiamo avuto modo di conoscere nello spettacolo “Mi abbatto e sono felice”) cattura l’attenzione del pubblico con un’intimità disarmante, invitando ciascuno dei presenti a seguirlo nel racconto di una vita vissuta lontana dal clamore del progresso, ma ricca di saggezza e poesia. Il racconto è centrato sulla figura minuta di Margherita, una donna che con la sua semplicità diventa simbolo universale della capacità umana di trovare equilibrio e pace nella sobrietà, nell’armonia con la natura e nel rispetto dei tempi che essa impone.

La drammaturgia scorre fluida, alternando sapientemente momenti di intensa riflessione ad altri più leggeri e ironici. Daniele Ronco si dimostra magistrale nel passare da un registro narrativo all’altro, riuscendo a incarnare perfettamente l’essenza stessa di Margherita e dei personaggi che ruotano attorno alla sua esistenza. È una performance intensa, empatica, in grado di avvolgere completamente lo spettatore in un’atmosfera di quiete meditativa e nostalgica.

A valorizzare ulteriormente lo spettacolo contribuiscono le musiche eseguite dal vivo da Mauro Borra. Queste, composte insieme a Davide Borra, non sono un semplice accompagnamento musicale ma diventano parte integrante della narrazione, scandendo con delicatezza le fasi del racconto e arricchendo di sfumature sonore le emozioni evocate sul palco. L’introduzione di odori tipici delle spezie, insieme alla musica, contribuisce inoltre a creare un’atmosfera sensoriale completa e avvolgente, rendendo tangibili le memorie narrate.

La scenografia, volutamente scarna, si rivela una scelta estremamente efficace: il palco essenziale lascia spazio all’immaginazione, permettendo allo spettatore di evocare con facilità le montagne della Valle Grana, il cielo stellato e gli ambienti semplici e austeri della casa di Margherita. Anche l’illuminazione, curata nei dettagli, gioca un ruolo cruciale, alternando luci calde e soffuse che delineano le atmosfere intime della narrazione a momenti più netti che marcano il passaggio tra diverse dimensioni narrative.

Il grande valore dello spettacolo risiede nella capacità di evocare una riflessione profonda sul significato della memoria, della lentezza e della sostenibilità ambientale attraverso la vita quotidiana di una donna che ha fatto di questi concetti un modo di essere inconsapevole, eppure profondamente consapevole. Margherita diviene quindi una guida silenziosa e potente, che ci ricorda l’importanza di rallentare, di ritrovare un ritmo umano in armonia con la natura e di preservare la memoria collettiva.

Assistendo a “Margherito, c’è tempo per tornare a casa” si ha la netta sensazione che il teatro possa ancora compiere un miracolo: fermare il tempo, permettendoci di riscoprire valori e ritmi ormai dimenticati. È un’opera teatrale intensa, delicata e allo stesso tempo incisiva, capace di far riflettere profondamente lo spettatore sulle proprie radici e sulla necessità urgente di ritrovare un equilibrio perduto con il mondo naturale.

Uno spettacolo che lascia il segno, commuove, emoziona e invita a ripensare il nostro rapporto con il tempo e con la memoria, grazie anche alla bravura straordinaria di Daniele Ronco e alla sensibilità registica di Francesco Bianchi. Un evento teatrale che non solo racconta, ma lascia un messaggio profondo, attuale e quanto mai necessario.

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