La chimera // Alice Rohrwacher

la chimera copertina film

“La chimera” è l’ultimo capolavoro della regista italiana Alice Rohrwacher, uscito nelle sale nel 2023. Questo film rappresenta il quarto lungometraggio della talentuosa regista, confermando il suo posto tra le voci più originali e interessanti del cinema contemporaneo. Presentato in concorso al 76° Festival di Cannes, ha ricevuto un’accoglienza calorosa dalla critica internazionale, consolidando ulteriormente la reputazione di Rohrwacher come autrice di spicco. Il film ha goduto di un notevole successo di critica e candidature, seppur non vincendo nessun premio, con molti recensori che hanno elogiato la visione unica di Rohrwacher, la sua capacità di fondere realtà e magia, e la profondità tematica dell’opera. Anche se non ha raggiunto un enorme successo commerciale, La chimera ha trovato il suo pubblico tra gli appassionati di cinema d’autore e ha consolidato la base di fan della regista.

Ambientato negli anni ’80 in un’Italia rurale e misteriosa, La chimera segue le vicende di Arthur, un giovane archeologo inglese dotato di un talento particolare: può percepire la presenza di antichi manufatti sepolti sotto terra. Questa sua abilità lo porta a unirsi a un gruppo di “tombaroli”, cacciatori di tesori che scavano illegalmente alla ricerca di reperti etruschi da vendere sul mercato nero. Il film esplora il rapporto complesso di Arthur con questo mondo sotterraneo, sia letteralmente che metaforicamente. Mentre si immerge sempre più profondamente in questa realtà fatta di scavi notturni e traffici illeciti, Arthur si trova a confrontarsi con il suo passato, in particolare con il ricordo di un amore perduto che sembra impossibile da dimenticare. Rohrwacher intreccia abilmente diverse linee narrative, creando un racconto che oscilla tra il reale e l’onirico, tra il presente tangibile e un passato che continua a riecheggiare. La ricerca dei tesori sepolti diventa così una metafora della ricerca interiore di Arthur, della sua lotta per trovare un senso di appartenenza e per riconciliarsi con le sue perdite.

Una delle caratteristiche più affascinanti di La chimera è l’attenzione meticolosa di Rohrwacher per i dettagli storici e culturali. Per prepararsi al film, la regista ha condotto una ricerca approfondita sulla cultura etrusca e sulle pratiche dei tombaroli moderni. Ha anche lavorato a stretto contatto con archeologi e esperti per garantire l’autenticità delle scene di scavo. Un altro aspetto interessante è la scelta di girare il film in 16mm, una decisione che conferisce all’opera una qualità visiva unica, quasi nostalgica, che si adatta perfettamente all’ambientazione temporale e all’atmosfera generale del film. Il cast è un mix intrigante di attori professionisti e non professionisti, una scelta tipica di Rohrwacher che contribuisce a creare un senso di autenticità e spontaneità nelle performance. In particolare, il protagonista Josh O’Connor (noto per il suo ruolo in “The Crown”) ha imparato l’italiano per il ruolo, aggiungendo un ulteriore livello di complessità alla sua interpretazione.

La chimera è molto più di un semplice film sull’archeologia clandestina o su una storia d’amore perduto. È una profonda meditazione sul rapporto tra l’uomo e il passato, sulla natura effimera della vita e sulla ricerca di significato in un mondo che spesso sembra privo di senso. Il film ci invita a riflettere su come il passato continui a influenzare il presente, non solo a livello personale, ma anche culturale. Allo stesso tempo, La chimera esplora il concetto di perdita e la difficoltà di lasciar andare. Arthur, nella sua ossessiva ricerca di tesori sepolti, sembra cercare in realtà un modo per riconnettersi con il suo amore perduto. Questa ricerca impossibile diventa una potente metafora del modo in cui spesso ci aggrappiamo al passato, incapaci di andare avanti. Rohrwacher ci mostra come la vita sia un delicato equilibrio tra il ricordare e il dimenticare, tra l’onorare il passato e l’abbracciare il presente. In un’epoca in cui siamo costantemente bombardati da informazioni e stimoli, il film ci ricorda l’importanza di fermarci, di scavare (metaforicamente) nelle profondità del nostro essere per trovare ciò che veramente conta nelle nostre vite. Sono gli oggetti materiali, per quanto antichi e preziosi, o sono le connessioni che formiamo, le esperienze che viviamo, i ricordi che custodiamo? Il film suggerisce che forse la vera “chimera”, l’obiettivo impossibile che tutti inseguiamo, non è un oggetto tangibile, ma la comprensione di noi stessi e del nostro ruolo nel mondo che ci circonda.

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