2 luglio 1979: la sentenza della strage di Piazza della Loggia

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Il 2 luglio 1979 la Corte d’Assise di Brescia emise la sentenza per la strage di Piazza della Loggia, uno degli attentati più gravi della strategia della tensione che insanguinò l’Italia negli anni ’70. Questo evento segnò profondamente la storia italiana, non solo per la sua brutalità, ma anche per le sue implicazioni politiche e sociali.

La mattina del 28 maggio 1974, durante una manifestazione antifascista, una bomba esplose in Piazza della Loggia a Brescia, causando la morte di 8 persone e il ferimento di oltre 100. L’attentato, di chiara matrice neofascista, mirava a colpire il cuore della democrazia e dei movimenti progressisti italiani.

La sentenza del 1979 arrivò dopo 126 ore di camera di consiglio. Ermanno Buzzi fu condannato all’ergastolo, mentre Angelino Papa ricevette una condanna a 10 anni e mezzo. Ci furono anche numerose assoluzioni, un fatto che lasciò l’amaro in bocca a molti e alimentò dubbi sulla piena capacità della giustizia di fare luce su tutti gli aspetti della strage.

La matrice neofascista dell’attentato di Piazza della Loggia si inserisce in un contesto più ampio di violenza politica che ha caratterizzato gli “anni di piombo” in Italia. Gruppi dell’estrema destra, spesso con connivenze in settori deviati dello Stato, cercavano di destabilizzare la democrazia italiana attraverso atti di terrorismo, nella speranza di provocare una svolta autoritaria.

Questo attentato non fu un caso isolato, ma parte di una strategia più ampia che ha causato numerose vittime innocenti dal dopoguerra in poi. Tra gli attentati neofascisti più gravi, non possiamo dimenticare la strage di Piazza Fontana a Milano del 12 dicembre 1969, che provocò 17 morti e 88 feriti, seguita dalla strage di Gioia Tauro del 22 luglio 1970, con 6 morti e 66 feriti. Il 31 maggio 1972 si verificò la strage di Peteano, dove persero la vita 3 carabinieri. Poco più di due anni dopo, il 4 agosto 1974, l’attentato al treno Italicus causò 12 morti e 48 feriti. La serie di attacchi terroristici culminò con la strage alla stazione di Bologna il 2 agosto 1980, il più sanguinoso atto terroristico del dopoguerra italiano, che provocò 85 morti e oltre 200 feriti. Questi eventi hanno segnato profondamente la storia italiana, lasciando cicatrici indelebili nella memoria collettiva del paese.

Questi sono solo alcuni degli episodi più eclatanti, ma il bilancio complessivo delle vittime del terrorismo neofascista in Italia è molto più alto, con centinaia di morti e migliaia di feriti. La gravità della matrice neofascista di questi attentati risiede non solo nel numero delle vittime, ma anche nell’attacco diretto ai valori fondamentali della democrazia italiana, nata dalla Resistenza e dalla lotta al fascismo. Questi atti miravano a minare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni democratiche, creando un clima di paura e instabilità che avrebbe dovuto favorire soluzioni autoritarie.

È importante sottolineare come molti di questi attentati siano rimasti per lungo tempo impuniti o solo parzialmente chiariti, alimentando teorie su possibili complicità all’interno degli apparati dello Stato. Questo ha contribuito a creare un clima di sfiducia e ha reso ancora più difficile il processo di riconciliazione nazionale. La sentenza per la strage di Piazza della Loggia del 1979, pur rappresentando un passo verso la giustizia, non riuscì a fare piena luce su tutti gli aspetti della vicenda. Ci vollero decenni di indagini, processi e revisioni per arrivare ad una verità giudiziaria più completa, con le condanne definitive emesse solo nel 2017. Questo lungo percorso di giustizia riflette la complessità e le difficoltà nell’affrontare il fenomeno del terrorismo neofascista in Italia. Le connivenze, i depistaggi e il clima politico dell’epoca hanno reso particolarmente arduo il lavoro degli inquirenti e della magistratura.

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