DALL’IRRILEVANZA AL GOVERNO

gioventù meloniana

La recente inchiesta di Fanpage, “Gioventù meloniana”, ha sollevato un’ondata di indignazione e preoccupazione per l’emergere di comportamenti neofascisti tra i giovani militanti di Fratelli d’Italia. Insulti antisemiti, razzisti, saluti romani ed esaltazione del nazismo sono solo alcuni dei contenuti scioccanti emersi, che mettono in discussione i valori e i principi su cui si fonda il nostro sistema democratico. È lecito interrogarsi sul perché dovremmo sorprenderci del fatto che un partito, nato da istanze nostalgiche e inizialmente confinato ai margini della scena politica a causa della sua spiccata impronta ideologica di destra, non abbia sostanzialmente alterato il proprio dna, nonostante sia riuscito a conquistare una posizione di primazia nell’attuale panorama politico, fino a guidare il governo del paese.

Negli ultimi trent’anni, l’Europa ha assistito ad un preoccupante riemergere di movimenti e partiti di estrema destra, spesso definiti “neofascisti”. Dagli anni ’90, con la caduta del muro di Berlino e i cambiamenti geopolitici conseguenti, abbiamo visto nascere e crescere formazioni politiche che, pur presentandosi come “nuove”, affondano le loro radici ideologiche nei movimenti fascisti del secolo scorso. In Francia, il Front National (ora Rassemblement National) di Jean-Marie Le Pen, in Austria il Partito della Libertà, in Grecia Alba Dorata, solo per citarne alcuni, hanno saputo capitalizzare paure e malcontento sociale per guadagnare consensi. Questi movimenti hanno saputo evolversi nel tempo, affinando la loro retorica e presentandosi come “difensori” dell’identità nazionale contro i pericoli percepiti dell’immigrazione e della globalizzazione. Hanno sfruttato abilmente i social media e le nuove tecnologie per diffondere il loro messaggio, spesso mescolando populismo e nazionalismo a temi tradizionalmente di destra.

In Italia, questa evoluzione ha avuto una traiettoria particolare. Dal Movimento Sociale Italiano, erede diretto del fascismo, si è passati ad Alleanza Nazionale, che ha tentato un cambiamento in senso democratico e conservatore già nel 1995 con la Svolta di Fiuggi. Tuttavia, l’anima più radicale non è mai scomparsa, ed è in questo contesto che nasce Fratelli d’Italia nel 2012. Il partito, fondato da ex membri di Alleanza Nazionale insoddisfatti della fusione con il Popolo della Libertà di Berlusconi, si posiziona fin dall’inizio all’estrema destra dello spettro politico italiano. La scelta di mantenere nel simbolo la fiamma tricolore, eredità diretta del MSI ed emblema della fiamma che arde sulla tomba di Mussolini, è significativa di questa continuità ideologica.

Fratelli d’Italia nasce come formazione di nicchia, raccogliendo inizialmente consensi marginali. Tuttavia, sotto la guida di Giorgia Meloni, il partito ha saputo ampliare la propria base elettorale, cavalcando temi come l’opposizione all’immigrazione, l’euroscetticismo e il nazionalismo economico. Pur moderando alcuni toni per apparire più “presentabile”, FdI non ha mai realmente rinnegato le proprie radici ideologiche.

La crescita di consensi è stata costante, fino alla svolta delle elezioni del 2022 che hanno visto FdI diventare primo partito e Meloni Presidente del Consiglio. Un risultato impensabile solo pochi anni prima, che ha portato per la prima volta dal dopoguerra un partito con chiare radici post-fasciste alla guida del governo. Questo successo solleva interrogativi profondi sulla direzione che sta prendendo il paese. Da un lato, c’è chi sostiene che le responsabilità di governo porteranno necessariamente ad una moderazione delle posizioni più estreme. Dall’altro, episodi come quelli emersi recentemente riguardo al movimento giovanile del partito gettano ombre inquietanti.

Il rischio concreto è quello di una progressiva “normalizzazione” di idee e comportamenti che dovrebbero invece rimanere ai margini di una società democratica. L’antisemitismo, il razzismo, la nostalgia per il ventennio fascista non possono trovare spazio in un paese moderno che vuole dirsi pienamente europeo e democratico. C’è poi il pericolo di una polarizzazione sempre più accentuata del dibattito pubblico, con il conseguente indebolimento degli spazi di dialogo e compromesso necessari in una democrazia matura. La presenza al governo di un partito con queste radici rischia di legittimare posizioni estreme anche al di fuori della politica, con possibili ripercussioni sulla coesione sociale. Non va sottovalutato nemmeno l’impatto sulla posizione internazionale dell’Italia. Un governo percepito come troppo sbilanciato a destra potrebbe compromettere le relazioni con partner europei e internazionali, isolando il paese in un momento in cui la cooperazione è più che mai necessaria.

La situazione attuale richiede una riflessione profonda da parte di tutte le forze politiche e della società civile. È necessario riaffermare con forza i valori democratici e antifascisti su cui si fonda la Repubblica, vigilando affinché la “normalizzazione” dell’ estrema destra non porti ad una deriva autoritaria. È fondamentale controllare affinché i valori di rispetto e di uguaglianza, che sono alla base della nostra Repubblica, non vengano erosi da ideologie pericolose. Il silenzio e l’indifferenza non sono opzioni: è necessario un impegno attivo per contrastare ogni forma di neofascismo e per proteggere il futuro democratico del nostro Paese.

Filippo Piccini

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