Julian Assange, l’appello da Roma: “In gioco la libertà dell’informazione”

assange londra

Julian Assange avrà la possibilità di un nuovo ricorso contro l’estradizione negli Stati Uniti: lo hanno stabilito oggi i giudici dell’Alta corte di Londra. I magistrati, riferisce il quotidiano britannico The Guardian, hanno accolto le argomentazioni della difesa del giornalista co-fondatore di Wikileaks rispetto ai timori di un processo non equo oltre oceano. Negli Stati Uniti Assange sarebbe processato per spionaggio. Diciassette i capi di accusa a suo carico, legati alla pubblicazione di migliaia di documenti diplomatici da parte di Wikileaks. Il giornalista, di nazionalità australiana, rischierebbe fino a 175 anni di carcere.

ASSANGE, APPELLO DA ROMA: SCARCERATELO, IN GIOCO LIBERTÀ DEI MEDIA

“Una persona in attesa di processo dovrebbe andare ai domiciliari. Oggi è quindi prematuro cantare vittoria sul caso Assange, perché lui resta in carcere. Tuttavia, abbiamo evitato l’irreparabile: Scotland Yard a sirene spiegate avrebbe potuto portare Julian Assange in aeroporto, per imbarcarlo su un volo per gli Stati Uniti, dove rischia di finire in uno dei peggiori penitenziari d’America, nel Colorado”. A parlare è il politico e giornalista membro di Articolo 21 Vincenzo Vita, intervenendo alla conferenza stampa di Free Assange Italia e Free Assange Roma presso la Federazione nazionale della stampa italiana. L’incontro si tiene dopo il verdetto dei giudici dell’Alta corte di Londra che hanno accolto l’istanza dei legali del giornalista australiano e fondatore di Wikileaks di poter presentare ricorso in appello contro la decisione della magistratura britannica di accogliere il mandato di estradizione emanato dagli Stati Uniti. Accusato di spionaggio per aver diffuso migliaia di documenti secretati, Assange rischia fino a 175 anni di carcere.

Vita evidenzia: “Non va dimenticato che ha problemi di salute gravi tra cui è stato certificato che corre rischi di suicidio“, anche a causa delle dimensioni estremamente ridotte della cella di Belmarsh, nota anche come la ‘Guantanamo britannica’. Il portavoce di Amnesty International, Riccardo Noury, avverte ancora: “Dalla decisione di oggi evinciamo che Assange resterà in carcere ancora a lungo, quindi la decisione di oggi ci da sollievo ma resta preoccupazione. Torniamo a chiedere che gli Stati Uniti, tramite questa amministrazione, e non la prossima, ritirino le accuse, facciano decadere la richiesta di estradizione e quindi la magistratura britannica dia via libera alla scarcerazione immediata”. Assange, riferisce Noury, è finito in carcere perché ha rivelato crimini di guerra commessi dagli Stati Uniti in Iraq e Afghanistan.

Il portavoce aggiunge: “Abbiamo già sotto gli occhi l’effetto intimidatorio di questa vicenda sul lavoro d’inchiesta dei giornalisti di tutto il mondo. Lo vediamo in tanti Stati dell’Africa subsahariana, in Tunisia, in Messico, nonché sui tre giornalisti del quotidiano Domani, in Italia”. Il presidente di Fnsi, Vittorio Di Trapani, aggiunge: “L’esito di oggi non è risolutivo ma è comunque un piccolo successo frutto delle pressioni internazionali e della società civile“. Infine Beppe Giulietti di Articolo 21 lancia una proposta: “Il Parlamento europeo dedichi ad Assange il premio Sakharov, concepito per premiare chi si distingue per la difesa della libertà di espressione e informazione nel mondo“.

ASSANGE, LA MOGLIE STELLA: USA ORA BASTA, RITIRATE LE ACCUSE

Per quanto ancora la mia famiglia potrà andare avanti? Questo caso è vergognoso e sta causando danni a Julian, che da cinque anni subisce pressioni nel carcere di Belmarsh. L’ordine di estradizione avrebbe dovuto essere revocato due anni fa. Ora però è il momento affinché il presidente Joe Biden lo faccia decadere. Lancio un appello agli Stati Uniti: lasciate cadere il caso, basta”. Così Stella Moris Assange, avvocata e moglie di Julian Assange, nel giorno in cui l’Alta corte di Londra ha accolto l’istanza dei legali del fondatore di Wikileaks di permettergli di fare appello contro l’accoglimento, da parte della magistratura britannica, del mandato di estradizione presentato dagli Stati Uniti. L’intervento di Moris davanti al tribunale londinese è stato trasmesso nel corso di una conferenza stampa all’Fnsi, a Roma, organizzata da Free Assange Italia e Free Assange Roma. Nel corso dell’incontro è stato spiegato che, da un lato, l’Alta corte britannica ha accettato le rassicurazioni degli Stati Uniti sul fatto che, se estradato e processato, Assange non rischierà la pena di morte, sebbene permanga quella dell’ergastolo. D’altra parte non sono invece arrivate rassicurazioni sul fatto che Assange possa appellarsi al primo emendamento, che garantisce la libertà di espressione. Gli avvocati della controparte americana hanno chiarito che avrà la possibilità di richiederlo al giudice. A spingere i giudici britannici ad accogliere l’istanza degli avvocati di Assange, poi, il fatto che non sia stato inoltre garantito che i giudici applicheranno anche a lui, di nazionalità australiana, gli stessi diritti riconosciuti ai cittadini statunitensi.

fonte: AgenziaDIRE.it

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