Diritti LGBTQIA+, di cosa parla la dichiarazione Ue che l’Italia non ha firmato

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Un vespaio di polemiche. Da ieri non si attenua la bufera sulla scelta dell’Italia di non firmare la dichiarazione a favore dei diritti LGBTQIA+.

DI COSA SI TRATTA

Un documento che la Presidenza di turno del Consiglio Ue (Belgio) ha sottoposto alcuni giorni fa agli stati membri in occasione della Giornata internazionale contro l’omofobia, che si celebrava proprio ieri 17 maggio.

18 i Paesi firmatari: Belgio, Polonia, Danimarca, Cipro, Irlanda, Grecia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Malta, Estonia, Austria, Finlandia, Germania, Portogallo, Slovenia, Francia, Svezia, Spagna.

9 i paesi non firmatari: Italia, Ungheria, Romania, Bulgaria, Croazia, Lituania, Lettonia, Repubblica Ceca e Slovacchia.

COSA PREVEDE

Il documento prevede un impegno a garantire e proteggere i diritti delle persone LGBTQIA+, attraverso politiche nazionali ad hoc che sostenngano la nomina di un nuovo commissario Ue per l’Uguaglianza nella prossima legislatura. I Paesi firmatari inoltre invitano la Commissione Ue a perseguire e attuare una nuova strategia per migliorare i diritti delle persone LGBTQIA+ durante la prossima legislatura, stanziando risorse sufficienti e collaborando con la società civile.

LA VERSIONE DELLA MINISTRA ROCCELLA: “NO ALL’IDENTITÀ DI GENERE”

Perché l’Italia non ha firmato? Lo spiega Eugenia Roccella, ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità: “Ancora una volta la sinistra non ha il coraggio delle proprie posizioni e preferisce nascondersi dietro le solite bugie. Il governo italiano è in prima linea contro ogni discriminazione in tutto il mondo, da qualsiasi parte provenga, mentre la sinistra usa la sacrosanta lotta contro le discriminazioni legate all’orientamento sessuale come foglia di fico per nascondere il suo vero obiettivo, e cioè il gender. Noi siamo molto chiari: il nostro governo ha firmato la dichiarazione europea contro omofobia, bifobia e transfobia. Non abbiamo invece firmato e non firmeremo nulla che riguardi la negazione dell’identità maschile e femminile, che tante ingiustizie ha già prodotto nel mondo in particolare ai danni delle donne. Se la sinistra ed Elly Schlein vogliono riproporre la legge Zan, il gender e la possibilità di dichiararsi maschio o femmina al di là della realtà biologica, abbiano il coraggio di dirlo con chiarezza. Se è il gender che vogliono, lo propongano apertamente e lo facciano in campagna elettorale, così da consentire agli elettori di esprimersi anche su questo”.

SCHLEIN: “RABBIA E VERGOGNA”

Durissima la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein: “Che rabbia e che vergogna. Questo governo nella giornata nazionale contro l’omotransfobia decide di non firmare una dichiarazione per le politiche europee a favore delle persone Lgbtq+, non è accettabile. Il Pd continuerà a battersi per una legge contro l’omotransfobia, con la legge Zan, e per assicurare i pieni diritti alle famiglie Lhbtq+ a cominciare dal riconoscimento dei figli. Questo governo, che pure l’anno scorso aveva firmato la dichiarazione, quest’anno non lo ha fatto per fare campagna elettorale sulla pelle delle persone discriminate”.

ZAN: “DESTRA VUOLE VIOLARE DIRITTI UMANI”

Amaro anche il commento del deputato Pd e responsabile Diritti del Pd Alessandro Zan: “La destra continua a violare diritti umani fondamentali”. “L’Italia proprio oggi non ha firmato la dichiarazione UE per promuovere politiche in favore delle persone lgbtqia+ perché secondo il governo Meloni ‘ricalca il ddl Zan’. Tradotto: perché chiede di rispettare diritti umani fondamentali. E questa destra vuole continuare a violarli”.

fonte: AgenziaDIRE.it

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