7 maggio 1898: la protesta dello stomaco

la protesta dello stomaco

Durante la fine del XIX secolo, l’Italia attraversò un periodo tumultuoso segnato da profondi cambiamenti politici, sociali ed economici. L’evento noto come “La protesta dello stomaco”, accaduto a Milano il 7 maggio 1898, rappresenta uno degli episodi più tragici e significativi di quell’epoca. La combinazione di condizioni economiche avverse, carestie e tensioni sociali portò ad una serie di rivolte popolari che culminarono nella brutale repressione orchestrata dal generale Fiorenzo Bava-Beccaris.

Negli anni precedenti alla rivolta, l’Italia stava vivendo una profonda crisi economica. La crescente disoccupazione, l’aumento del costo della vita e le difficili condizioni di lavoro avevano portato alla diffusione della povertà e della fame in gran parte della popolazione. Il prezzo del grano, una delle principali risorse alimentari dell’epoca, aveva raggiunto livelli insostenibili per molte famiglie, causando un diffuso malcontento. A questa situazione si aggiungeva un governo incapace di affrontare la crisi e sempre più ostile nei confronti delle istanze popolari.

Il 7 maggio 1898, a Milano, esplose la protesta dello stomaco. Migliaia di lavoratori, donne e studenti scesero in strada per protestare contro l’aumento del prezzo del pane e la mancanza di interventi da parte del governo. Le proteste, inizialmente pacifiche, si trasformarono rapidamente in scontri violenti con le forze dell’ordine. Gli insorti chiedevano un intervento immediato per calmierare i prezzi del pane e garantire condizioni di vita dignitose per i lavoratori.

Il generale Fiorenzo Bava-Beccaris, responsabile dell’ordine pubblico a Milano, rispose alle proteste con estrema durezza. Dichiarò lo stato d’assedio nella città e ordinò all’esercito di aprire il fuoco sulla folla. Le cannonate e i colpi di fucile uccisero ottanta cittadini e ne ferirono più di quattrocentocinquanta. Secondo alcune fonti non documentate, il bilancio delle vittime sarebbe stato molto più grave. Bava-Beccaris giustificò la repressione sostenendo che la rivolta fosse un tentativo di insurrezione socialista contro lo stato. Tuttavia, molti storici sostengono che la sua risposta fu sproporzionata e che le proteste rappresentassero semplicemente l’esasperazione di una popolazione affamata e oppressa.

La brutalità della repressione scatenò un’ondata di indignazione in tutta Italia e a livello internazionale. L’opinione pubblica si divise tra chi condannava l’eccessiva violenza delle forze dell’ordine e chi sosteneva la necessità di mantenere l’ordine. Il governo dell’epoca, guidato da Antonio Starabba, marchese di Rudinì, lodò l’azione di Bava-Beccaris, conferendogli persino la croce dell’Ordine militare di Savoia. Questo riconoscimento suscitò ulteriore sdegno tra i sostenitori dei diritti dei lavoratori e i movimenti socialisti.

La protesta dello stomaco e la sua repressione ebbero un impatto significativo sulla politica italiana. La rivolta evidenziò l’incapacità del governo di comprendere le esigenze del popolo e la crescente distanza tra le classi dirigenti e le masse lavoratrici. Inoltre, accelerò la crescita dei movimenti socialisti e anarchici, che divennero sempre più organizzati e determinati nella lotta per i diritti dei lavoratori.

La protesta dello stomaco a Milano del 7 maggio 1898 rappresenta uno dei momenti più cupi della storia italiana di fine Ottocento. L’evento testimonia la difficile condizione dei lavoratori italiani dell’epoca e la violenta repressione con cui il governo rispose alle richieste di giustizia sociale. Nonostante la tragedia, la rivolta contribuì a sensibilizzare l’opinione pubblica sulle questioni sociali e a rafforzare i movimenti che avrebbero, in seguito, portato importanti cambiamenti nel panorama politico ed economico italiano. Questo episodio resta un simbolo della lotta per i diritti dei lavoratori e un monito sulle conseguenze della disuguaglianza economica e sociale, offrendo importanti lezioni storiche ancora oggi rilevanti.

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