Big Sur // Jack Kerouac

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Un concerto per ricordi e risacche, una suite davanti al Pacifico, una sorda, rullante prosodia bop; “libera improvvisazione” al modo jazz, che culmina nel “folle” poema finale Suoni dell’Oceano Pacifico a Big Sur.

Questo è Big Sur, il racconto di una solitaria estate sul mare intitolato alla località della costa californiana eletta a rifugio dal venerato scrittore Henry Miller, e diventato perciò un luogo di pellegrinaggio per la giovane America.

Kerouac, quando lo scrive, è già un autore che rischia di essere schiacciato dal peso della fama e delle troppe sregolatezze, dal cliché di vagabondo e di beat.

Uno stato d’animo che si riflette nella prosa “spontanea” di Big Sur, in una scrittura nella quale per la prima volta vibra un ronzante timbro d’angoscia, una cupa incrinatura.

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