Commissione europea: “Le misure dell’Italia sull’aborto non rientrano nel Pnrr”

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Il 16 aprile la Camera dei Deputati ha approvato un denso pacchetto di emendamenti a un decreto riguardante il Pnrr, tra questi quello che ha suscitato maggiori polemiche riguarda l’attività di volontari pro-vita nei consultori per le donne. Le opposizioni hanno denunciato una deriva anti-abortista. E dopo le polemiche alimentate anche dall‘attacco della ministra spagnola Redondo, ora un allarme arriva dalla Commissione europea: “Il decreto Pnrr contiene misure che riguardano la struttura di governance del Pnrr, ma ci sono altri aspetti che non sono coperti e non hanno alcun legame con il Pnrr, come ad esempio la legge sull’aborto”, lo ha detto una portavoce dell’istituzione europea.

In queste ore è diventato virale un intervento, politico e personale insieme, della deputata del Movimento 5 stelle Gilda Sportiello nell’Aula della Camera, firmataria di un odg a quel decreto legge sul Pnrr: “Io sono madre, ho scelto di esserlo, 14 anni fa ho scelto di abortire. E, sapete perché lo dico qui, nel luogo più alto della rappresentanza democratica di questo Paese? Perché nessuna donna che vuole abortire deve essere attaccata. Quando mi guardo allo specchio, non mi sento né colpevole, né mi vergogno”.

Cosa dice l’emendamento sull’aborto e i consultori approvato il 16 aprile

Nella legge 194 del 1978, che regola l’interruzione di gravidanza, è contemplata già, all’articolo 2, la possibilità, all’interno di consultori e di strutture sociosanitarie, di contribuire “a far superare le cause che potrebbero indurre la donna all’interruzione della gravidanza”. Per questo motivo la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha sempre ripetuto che l’intento di questo intervento del Governo mira ad applicare a pieno la legge esistente, e non la mina. Inoltre il provvedimento approvato questa settimana, è diverso dal testo inizialmente proposto dal deputato di Fratelli d’Italia Lorenzo Malagola, che prevedeva l’ingresso automatico di associazioni pro-vita nei consultori. Nel testo di Malagola c’era scritto che “le regioni organizzano i servizi consultoriali […] anche con il coinvolgimento di soggetti del terzo settore che abbiano una qualificata esperienza nel sostegno alla maternità”.

Durante l’esame del provvedimento nella commissione Bilancio della Camera, l’emendamento è stato riformulato e le regioni non devono per forza collaborare con queste associazioni, ma “possono avvalersi” della loro attività, testo maggiormente in linea con quanto è scritto nella legge 194. Inoltre la versione approvata specifica che questa eventuale collaborazione non può comportare “nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica”.

fonte: RaiNews.it

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