9 aprile 1927: Sacco e Vanzetti vengono condannati

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Il 9 aprile 1927, dopo sette anni di processi e appelli, Sacco e Vanzetti furono condannati a morte da una giuria in un tribunale di Boston. La sentenza sollevò un vespaio di proteste e polemiche, non solo negli Stati Uniti ma in tutto il mondo, con manifestazioni di solidarietà e richieste di revisione del processo che si susseguirono incessantemente. Entrambi immigrati italiani e dichiarati anarchici, Sacco e Vanzetti furono arrestati nel maggio del 1920 con l’accusa di omicidio in seguito a una rapina avvenuta al calzaturificio Slater & Morrill a South Braintree, nel Massachusetts, durante la quale due uomini erano stati uccisi.

Il processo a Sacco e Vanzetti si svolse in un’atmosfera di forte pregiudizio politico e razziale, in un periodo noto come “Red Scare”, caratterizzato da un clima di intensa paura dell’anarchismo e del comunismo. I due uomini erano noti per il loro attivismo e per le loro idee politiche, e molti ritengono che il loro credo politico abbia influenzato la durezza del processo e della sentenza. Le prove presentate durante il processo furono ampiamente contestate dagli avvocati della difesa e da numerosi sostenitori e osservatori, molti dei quali sostenevano che le prove contro Sacco e Vanzetti fossero insufficienti o addirittura fabbricate.

L’analisi balistica, che tentò di collegare le armi possedute da Sacco e Vanzetti all’omicidio, fu uno degli aspetti più controversi del caso. Gli esperti chiamati durante il processo fornirono testimonianze contraddittorie, e nei decenni successivi, ulteriori esami non hanno fornito una risposta definitiva sulla loro colpevolezza. L’atteggiamento del giudice Webster Thayer fu un altro punto di grande contestazione. Egli non nascose la sua ostilità nei confronti degli imputati, e fu accusato di comportamenti parziali durante il processo. In seguito, fu riferito che aveva espresso commenti sprezzanti su Sacco e Vanzetti fuori dall’aula del tribunale, alimentando ulteriormente le accuse di pregiudizio giudiziario.

La condanna suscitò un’ondata internazionale di indignazione e fu interpretata da molti come un esempio di ingiustizia, con la sensazione che Sacco e Vanzetti fossero stati condannati per le loro ideologie piuttosto che per i crimini di cui erano accusati. Intellettuali, artisti e attivisti di tutto il mondo, tra cui Albert Einstein, George Bernard Shaw e Dorothy Parker, espressero il loro sostegno agli imputati e la loro preoccupazione per il caso.

Nonostante i numerosi appelli e le richieste di clemenza, Sacco e Vanzetti furono giustiziati sulla sedia elettrica il 23 agosto 1927. La loro morte non placò il dibattito, che continuò ad infiammare la politica e la società americana per decenni. Negli anni successivi, furono pubblicati numerosi libri e articoli, furono girati film e opere teatrali, e furono condotte indagini private e revisioni forensi per cercare di fare luce sulla verità dell’accaduto.

Il caso di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti è uno degli episodi giudiziari più controversi e dibattuti della storia americana, emblema delle tensioni sociali e politiche degli Stati Uniti nei primi decenni del XX secolo. Nel 1977, il governatore del Massachusetts Michael Dukakis emise una proclamazione in cui dichiarava che Sacco e Vanzetti erano stati trattati ingiustamente e che “qualsiasi disonore dovrebbe essere para sempre cancellato dai loro nomi”. Questo gesto simbolico non fu una dichiarazione di innocenza, ma un tentativo di chiudere un capitolo doloroso della storia americana e di riconoscere che il caso era stato profondamente segnato da ingiustizie.

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