Il cielo sopra Berlino // Wim Wenders

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Nel panorama del cinema europeo, “Il cielo sopra Berlino” di Wim Wenders occupa un posto di rilievo, unendo poesia visiva ad una riflessione profonda sull’esistenza umana. Uscito nelle sale nel 1987, questo film rappresenta uno dei capolavori del regista tedesco, riuscendo a conquistare sia la critica che il pubblico a livello internazionale. Premiato con il Prix de la mise en scène (premio per la miglior regia) al Festival di Cannes nel 1987, ha incantato spettatori di tutto il mondo, diventando un classico moderno che esplora la condizione umana con una delicatezza e profondità raramente raggiunte al cinema.

Wenders, con il suo stile inconfondibile, dipinge un ritratto emozionante di Berlino, città divisa dal muro, osservata dall’alto da due angeli, Damiel e Cassiel, interpretati magistralmente da Bruno Ganz e Otto Sander. La narrazione segue il loro viaggio invisibile e silenzioso attraverso la città, testimoni silenziosi delle gioie e delle sofferenze degli esseri umani. La trama del film ruota attorno alla figura di Damiel, che, affascinato dalla complessità delle emozioni umane, si innamora perdutamente di una trapezista di circo, Marion, interpretata da Solveig Dommartin. Questo amore lo porta a desiderare ardentemente di diventare umano, per vivere pienamente ogni istante di esistenza terrena, toccare, sentire, soffrire e amare.

Una curiosità che aggiunge un ulteriore strato di fascino al film è la partecipazione di Peter Falk, celebre per il ruolo dell’ispettore Columbo, che interpreta se stesso. Falk diventa un ponte tra il mondo degli angeli e quello degli umani, in una delle svolte narrative più sorprendenti e toccanti dell’opera. Inoltre, la presenza di Nick Cave e dei suoi Nick Cave and the Bad Seeds, esibendosi in una scena del film, aggiunge un tocco di autenticità alla vivace scena artistica e musicale berlinese dell’epoca, sottolineando l’importanza dell’arte come mezzo di espressione umana. La fotografia di Henri Alekan, che alterna il bianco e nero al colore per distinguere le percezioni angeliche da quelle umane, contribuisce a creare un’atmosfera onirica e immersiva. Wenders non ci offre solo uno spettacolo cinematografico ma un invito a guardare il mondo e la nostra esistenza con occhi nuovi, apprezzando la magia nascosta nel quotidiano.

Riflettendo sul film, non si può non considerare Il cielo sopra Berlino come una meditazione sulla condizione umana. Wenders, attraverso il viaggio di Damiel dall’immortalità alla mortalità, invita lo spettatore a riflettere sul significato profondo dell’esistenza. La scelta di Damiel di rinunciare all’eternità per l’amore dimostra il valore intrinseco delle esperienze umane, anche quelle dolorose. Il film celebra la bellezza degli essere umani, con tutte le nostre fragilità, paure, e la nostra infinita capacità di amare. In un mondo sempre più dominato dalla tecnologia e dall’isolamento, Il cielo sopra Berlino emerge come un promemoria potente dell’importanza delle connessioni umane e della meraviglia di ogni momento vissuto.

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