27 febbraio 1991: finisce la Guerra del Golfo

bush padre iraq

Il 27 febbraio del 1991 rimane una data storica nella memoria collettiva internazionale, segnando il culmine di uno dei conflitti più rapidi e mediatici del XX secolo: la Guerra del Golfo. Conosciuta anche come Operazione Desert Storm, questa guerra ha avuto una durata di poco più di sei mesi, iniziando ufficialmente il 2 agosto 1990 con l’invasione del Kuwait da parte dell’Iraq e terminando con l’annuncio del presidente statunitense George H. W. Bush della liberazione del Kuwait e della conclusione del conflitto.

La Guerra del Golfo è stata il risultato di una serie di eventi e tensioni politiche nel Medio Oriente. Il presidente iracheno, Saddam Hussein, aveva mire espansionistiche sulla regione, e con l’invasione del Kuwait, ricco di petrolio, cercava di risolvere i problemi economici del proprio paese, aggravati dalla lunga e sanguinosa guerra con l’Iran negli anni ’80. L’Iraq accusò il Kuwait di aver sottratto petrolio attraverso la tecnica del “slant drilling” e di aver così esacerbato il calo dei prezzi del petrolio che danneggiava l’economia irachena.

La risposta internazionale all’aggressione irachena fu immediata e decisa. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite approvò diverse risoluzioni che condannavano l’invasione, richiedendo il ritiro delle truppe irachene e imponendo sanzioni economiche. Quando Saddam Hussein rifiutò di ritirare le sue forze, una coalizione di 35 nazioni, guidata dagli Stati Uniti e con il mandato delle Nazioni Unite, si formò per liberare il Kuwait.

L’operazione militare iniziò con una campagna aerea il 17 gennaio 1991, che durò diverse settimane e mirava a distruggere le infrastrutture militari e di comando e controllo irachene. La superiorità tecnologica e aerea della coalizione era schiacciante. La campagna terrestre, iniziata il 24 febbraio, vide le forze della coalizione avanzare rapidamente contro un esercito iracheno demoralizzato e indebolito dai bombardamenti. In soli quattro giorni di combattimenti terrestri, le truppe irachene furono sconfitte e il Kuwait fu liberato.

Il presidente Bush annunciò quindi la fine delle ostilità il 27 febbraio. Fu un momento di grande sollievo e di vittoria per la coalizione, ma anche di riflessione sulle conseguenze della guerra. Le immagini trasmesse dai media durante il conflitto erano state sorprendentemente pulite e tecnologiche, con video di bombardamenti guidati e notizie che mettevano in luce la precisione delle armi. Tuttavia, la realtà sul terreno era molto diversa, con distruzioni massicce, perdite civili e la tragica situazione ambientale causata dall’incendio dei pozzi di petrolio da parte delle truppe irachene in ritirata.

La Guerra del Golfo ha segnato anche un cambiamento nel panorama geopolitico del Medio Oriente. La presenza militare statunitense nella regione aumentò significativamente, e le basi allestite durante il conflitto sarebbero diventate punti di appoggio permanenti. Inoltre, il conflitto ha esacerbato le divisioni all’interno del mondo arabo e ha sollevato questioni sull’uso della forza e sul diritto internazionale.

In retrospettiva, la fine della Guerra del Golfo non ha significato la fine dei problemi per l’Iraq né per la regione. Le sanzioni economiche rimasero in vigore, aggravando la sofferenza della popolazione irachena. Inoltre, l’instabilità e le politiche oppressive del regime di Saddam Hussein avrebbero continuato a rappresentare un problema per la sicurezza internazionale, culminando nell’invasione dell’Iraq nel 2003 da parte di una coalizione guidata dagli Stati Uniti, che portò alla sua cattura e successiva esecuzione.

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