13 febbraio 1861: la caduta del Regno delle Due Sicilie

assedio di gaeta

Il 13 febbraio 1861 è una data che segna uno dei momenti cruciali nel processo di unificazione italiana, un avvenimento che ha contribuito a cambiare il corso della storia del paese. In questa giornata, con la caduta del Regno delle Due Sicilie, si concludeva l’ultimo atto di resistenza contro le truppe sabaude e si aprivano le porte all’annessione di questo regno al nascente Stato Italiano.

L’assedio di Gaeta fu l’epilogo di una serie di eventi militari e politici che avevano visto, nel giro di pochi mesi, l’esercito sardo-piemontese, guidato dal generale Alfonso La Marmora, avanzare verso sud, conquistando territori e accogliendo l’adesione di diverse aree precedentemente sotto il controllo borbonico. La città di Gaeta, una fortezza sul mare gestita da Ferdinando II di Borbone, si trovava ad essere l’ultimo baluardo di resistenza.

Il generale La Marmora, consapevole dell’importanza simbolica e strategica della presa di Gaeta, aveva predisposto un assedio che si protrasse per diversi mesi. Le truppe borboniche, comandate dal generale Francesco Landi, dimostrarono una notevole resistenza, difendendosi con valore e determinazione. Tuttavia, le condizioni sempre più difficili, la mancanza di rifornimenti e l’evidente superiorità numerica e tecnologica delle truppe sabaude, fecero sì che la resa diventasse inevitabile.

Il 13 febbraio, nella villa reale dei Borbone a Formia, fu firmato l’armistizio che poneva fine all’assedio di Gaeta. La resa delle truppe borboniche fu onorevole, con un accordo che permetteva alla guarnigione di lasciare la piazzaforte mantenendo l’onore delle armi. Questo gesto era significativo, poiché rappresentava un riconoscimento del valore e del coraggio dimostrato dai soldati e dai comandanti del Regno delle Due Sicilie, nonostante la loro sconfitta militare. La caduta di Gaeta ebbe un impatto profondo sul panorama politico italiano. Essa non solo segnava la fine del Regno delle Due Sicilie ma anche la fine di un’epoca. I Borbone, che avevano regnato per oltre un secolo sulle due Sicilie, venivano sostituiti da una nuova entità statale, il Regno d’Italia, che sarebbe stato proclamato ufficialmente il 17 marzo 1861 con Vittorio Emanuele II di Savoia come primo re.

Questo avvenimento è stato anche un momento di grande tensione sociale e politica. Mentre il nord e parte del centro Italia accoglievano con entusiasmo l’idea di un’unica nazione italiana, nel sud vi erano notevoli resistenze. La fine del regno borbonico significò per molti una perdita di autonomia e l’inizio di un periodo di difficoltà economiche e di malcontento, che sfociò in episodi di brigantaggio e in una generale ostilità verso il nuovo governo centrale. La presa di Gaeta è stata rappresentata in molteplici opere d’arte, letteratura e nella memoria collettiva come un evento eroico, un esempio di sacrificio e di fedeltà ai propri ideali. Allo stesso tempo, è stato un momento controverso, interpretato in chiave negativa da coloro che vedevano nella fine del regno delle Due Sicilie l’inizio di una serie di ingiustizie e di soprusi.

La caduta del Regno delle Due Sicilie rappresenta un capitolo fondamentale nella storia dell’Italia, un momento di transizione da una mappa politica frammentata a uno stato nazionale unitario. Come tutti i grandi eventi storici, anche questo non fu esente da complessità e contraddizioni, riflettendo la ricchezza e la diversità delle esperienze umane che lo hanno caratterizzato. Oggi, a distanza di secoli, la caduta di Gaeta è ricordata come un passo decisivo verso la creazione di un’Italia unita, un traguardo che ha posto le basi per la nascita di una nazione che, nonostante le divisioni e le diversità interne, ha saputo trovare nella sua unità la forza per affrontare le sfide del futuro.

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