Politikon Zoon // Ale Rioppi

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Federico e Gabriele percorrono insieme un lungo tratto di vita. Si aiutano, si sostengono, si completano, legati da un comodo sentimento di amicizia. Le scelte compiute per affrontare le difficoltà che inevitabilmente incontrano sembrano ai loro occhi forzate, apparentemente inevitabili; le uniche opzioni percorribili, in considerazione della mancanza di alternative valide. Eppure un pavido situazionismo ancestrale, dominante e impercettibile mezzo competitivo innescato dall’istinto, orienta subdolamente ogni loro comportamento. Ciascuna decisione presa genera silenziose conseguenze che, giorno dopo giorno, si accumulano, modellando la forgia dei caratteri e la traiettoria delle rispettive esistenze. Improvvisamente l’amicizia si rivela un impiccio, quando incompatibile con il tornaconto; alla pari di tutti i rapporti umani, è un elastico che si tende fin quasi a spezzarsi, nel tentativo di assorbire la forza di interessi divergenti, per poi provare vilmente a recuperare la naturale forma.

Le loro azioni si intersecano con quelle di una miriade di italiani; bestie benigne tendenti a riunirsi, consapevoli che l’aggregazione è il mezzo più efficace per soddisfare i bisogni individuali. Gli equilibri della vita in gruppo sono però dettati dalla capacità e regolarità con cui i singoli egoismi vengono appagati. Quando una brutale crisi finanziaria pone termine a una decennale fase di parabolico aumento delle risorse e anestetizzante diffusione dell’accesso al benessere, la gerarchia dei bisogni emerge limpida, svelando la vera natura degli esseri umani: animali famelici, votati alla socialità solo se sazi. Il tentativo, progressivamente meno agevole, di sfamare la funzione di utilità di massa, attiva impulsi sopiti dall’evoluzione, ma mai sradicati. Impoveriti, avvertono ansia, rabbia, aggressività, paura. Le azioni che ne derivano spostano impercettibilmente il baricentro comune verso un cattivo equilibrio; risultato logico della fisica sociale a somma zero. La soddisfazione di una necessità equivale matematicamente alla delusione di un’altra. La morte altrui il prezzo della propria sopravvivenza.

Sullo sfondo l’unico innocente colpevole. La Politica, sintesi rappresentativa dei bisogni spiccioli e immediati, distributore seriale e al contempo parassita bulimico di risorse, incapace di adattarsi alla penuria, si indebolisce, si contagia, si ammala, si avvelena, e, infine, si lascia morire, nella sua forma democratica.

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