Iran, libere su cauzione le due giornaliste dello scoop sulla morte di Mahsa Amini

elahe mohammadi niloofar hamedi

Rivelarono al mondo la morte di Mahsa Amini, ora le due giornaliste Niloufar Hamedi, di 36 anni, e Elaheh Mohammadi, di 31, autrici dello scoop sulla morte di quella che è stata considerata l’eroina dell’ultima grande protesta antigovernativa avvenuta nella Repubblica islamica dell’Iran, sono state rilasciate su cauzione.

“Rilasciate temporaneamente su cauzione dal carcere di Evin” a Teheran dopo 16 mesi di detenzione “illegale” fa sapere il quotidiano riformista Shargh sul suo sito. Condannate entrambe per propaganda contro lo Stato e per aver contribuito a rendere pubblica la morte della studentessa curda morta per un velo messo male nel settembre del 2022, mese in cui furono arrestate le due croniste.

La morte di Mahsa in curdo Jina Amini, ha poi innescato un’ondata di proteste senza precedenti portando in piazza migliaia di persone in tutto il Paese del Medio Oriente dove per le donne il velo è obbligatorio e chi non lo indossa rischia gravi sanzioni e perfino la vita. Furono quasi 600 le vittime e centinaia di migliaia gli arresti seguiti a una feroce repressione ordinata dal clero al potere al cui vertice c’è la guida suprema Ali Khamenei. Sette manifestanti furono condannati a morte e impiccati per il loro coinvolgimento nel movimento Donna Vita Libertà.

La conferma della scarcerazione è poi arrivata da uno dei suoi avvocati. Una foto e un video delle due giovani donne, sorridenti e abbracciate appena uscite dal carcere spopola sui social ed e sono rilanciate anche dalla premio Nobel 2023, l’attivista Narges Mohammadi, anche lei detenuta da anni nel famigerato carcere di Evin.

La cauzione per la loro liberazione è stata pari all’equivalente di circa 10 miliardi di toman, l’equivalente di circa 217 mila euro, ma non potranno uscire dal Paese. Resteranno fuori dal carcere fino al processo d’appello, la cui data non è ancora stata fissata. Sono almeno 90 i giornalisti detenuti nelle carceri iraniane. Per loro, come per altri detenuti, sono riservati processi sommari, definiti dalle organizzazioni umanitarie lontani dall’essere equi.

Nello specifico entrambe le giornaliste sono state condannate per collaborazione con gli Stati Uniti considerati nemico numero uno dall’Iran, per cospirazione contro la sicurezza dello Stato e per propaganda contro la Repubblica islamica. 

Elaheh Mohammadi, giornalista di Ham Mihan, furono dati sei anni di carcere e sette anni a Niloufar Hamedi, fotografa del quotidiano riformista Shargh. La foto che ritrae i genitori di Mahsa Amini stringersi nel dolore appena saputa la notizia della morte della loro figlia, dopo tre giorni di coma in ospedale a Teheran, fece il giro del mondo. Mohammadi fu invece l’autrice del reportage sui funerali della studentessa avvenuti a Saqquez, nel Kurdistan iraniano, città di origine della vittima.

fonte: RaiNews.it

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