Consiglio Europeo, bilancio in chiaroscuro dopo lo stop di Orban ai nuovi fondi a Kiev

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Bilancio in chiaroscuro, per usare una definizione di Giorgia Meloni, per il Consiglio Europeo terminato nel pomeriggio dopo una due giorni di vertice che ha visto, nella giornata di ieri, il via libera ai negoziati di adesione all’Unione per Ucraina e Moldavia ma con i leader che oggi non sono riusciti a superare per la seconda volta il veto del primo ministro ungherese Viktor Orban sulla revisione del bilancio pluriennale europeo 2021-2027.

L’accordo per un aumento di 21 miliardi di risorse fresche è stato raggiunto tra i 26 e ora il tema verrà riproposto tra fine gennaio e inizio febbraio sperando di portare a bordo anche l’Ungheria. Altrimenti si troverà una soluzione intergovernativa a 26. La revisione è della massima urgenza: dentro ci sono i 50 miliardi per l’Ucraina, con 17 miliardi di sovvenzioni e 33 di prestiti, di cui Kiev ha assolutamente bisogno, ma anche 9,6 miliardi per le migrazioni e 1,5 per la piattaforma Step per le imprese.

Meloni soddisfatta per capitolo migrazioni: “siamo passati da zero a quasi 10 miliardi” di nuovi fondi

La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, si è detta comunque soddisfatta dalla due giorni di vertice. Per l’Italia il testo negoziato sul bilancio pluriennale è “soddisfacente” perché risponde alle richieste avanzate in particolare sul capitolo migrazioni. “Siamo passati da zero a quasi 10 miliardi” di nuovi fondi, ha detto Meloni ai giornalisti. La premier si è detta poi “non pessimista” sulla possibilità di sigillare l’accordo entro il prossimo Consiglio europeo. Che probabilmente sarà convocato tra gennaio e febbraio.

Meloni ha lasciato trapelare meno ottimismo per l’accordo sulla riforma del Patto di stabilità e crescita. “Non è stato oggetto dei lavori del Consiglio. Sicuramente ci sono state interlocuzioni a margine. Sono giorni di trattative, ma il tema formalmente è rimandato al prossimo Ecofin del 20 dicembre. Le posizioni sono ancora abbastanza distanti ma bisogna lavorare ora dopo ora su questo”, ha spiegato. E ne parlato anche nel suo bilaterale informale con il presidente francese, Emmanuel Macron, affrontando “la diverse convergenze” che ci sono sulla materia. “Io non penso che sia impossibile oggi trovare un accordo, penso che alla fine si possa e si debba trovare. Ma non potrei dire che lo abbiamo già trovato”, ha sottolineato.

La premier ha evitato di entrare nel dettaglio dei negoziati e delle cifre su cui si tiene il braccio di ferro tra Francia-Italia da una parte e Germania dell’altra ma ha escluso che ci sia un legame tra il nuovo Patto e la ratifica della riforma del Mes. “Questo link lo vedo solo nel dibattito italiano”, ha evidenziato. La linea italiana è sempre la stessa: “L’unica cosa che io non posso fare è dare il mio ok a un Patto che non io ma nessun Governo italiano potrebbe rispettare perché sarebbe ingiusto e non utile per noi”, ha detto Meloni. E l’ipotesi di un porre il veto? “Se la mettiamo così non è un buon modo di cercare sintesi con gli altri”.

Ottimismo dei leader europei sui fondi a Kiev, possibile piano “B” 

Ritornando alla revisione del bilancio europeo, i leader dell’Unione si sono comunque impegnati a sostenere l’Ucraina, a prescindere dal fatto che l’Ungheria di Orban confermi o meno il suo veto sul pacchetto di aiuti da 50 miliardi di euro in occasione di un nuovo vertice che si terrà all’inizio del prossimo anno: “Da qui ad allora, useremo il tempo per assicurarci che, qualunque cosa accada, avremo una soluzione operativa in occasione di questo vertice”, ha dichiarato la Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.

Il cancelliere tedesco Olaf Scholz e il presidente francese Emmanuel Macron sono stati tra coloro che hanno espresso ottimismo sull’ottenimento degli aiuti a Kiev. “Abbiamo altri modi per aiutare l’Ucraina, ma non abbiamo rinunciato all’obiettivo di trovare una soluzione”, ha dichiarato Scholz, che secondo diplomatici e funzionari ha avuto un ruolo importante nel convincere ieri Orban a lasciare la stanza per spianare la strada a una decisione sui negoziati di adesione all’Ue. Macron ha dichiarato che l’UE “non è bloccata” dal fornire aiuti il prossimo anno, aggiungendo di ritenere che Orban sia incentivato a raggiungere un accordo. L’UE potrebbe continuare a fornire il suo supporto con una soluzione che preveda un accordo tra 26 Paesi membri e l’Ucraina, e che negherebbe a Budapest l’accesso ai fondi UE collegati, come ad esempio per le migrazioni.

L’Unione europea e il “nodo” Orban

Resta il fatto che il nodo Orban nella capacità dell’Unione di prendere decisioni si fa sempre più importante. Il Cremlino ha elogiato il leader ungherese per essersi opposto ai fondi a Kiev e ha affermato che la decisione dell’UE di aprire i colloqui di adesione con Kiev è stata politicizzata e potrebbe destabilizzare il blocco. Orban, che in passato ha cercato di sfruttare i disaccordi con gli altri leader dell’UE a suo vantaggio elettorale, ha respinto le accuse di ricattare l’Ue ma alla radio di Stato ha dichiarato di aver bloccato gli aiuti per garantire a Budapest i fondi dell’UE che sono stati congelati a causa delle preoccupazioni sullo stato di diritto in Ungheria. “È una grande opportunità per l’Ungheria per chiarire che deve ottenere ciò che le spetta”, ha dichiarato. Questa settimana l’Ue ha ripristinato l’accesso dell’Ungheria a 10,2 miliardi di euro di fondi congelati, ma ci sono ancora 21,1 miliardi di euro che per Budapest rimangono bloccati.

fonte: RaiNews.it

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