DOPPIO STATO, DOPPIO CREDO

accordi di oslo

La questione palestinese è, da decenni, uno dei temi più delicati e complessi del panorama internazionale. Con la piena consapevolezza della profondità e della sensibilità dell’argomento, diventa spesso difficile andare oltre il tracciare una ricostruzione storica basata sui fatti principali, senza pretendere di esaurire ogni sfaccettatura o di prendere una posizione definita.

Il seme della creazione dello Stato di Israele affonda le sue radici nel XIX secolo, con il movimento sionista che ambiva a creare una patria nazionale per gli ebrei in Palestina. Tuttavia, è il mandato britannico (1920-1948) e la Dichiarazione Balfour del 1917 che hanno ufficialmente sancito il sostegno alla creazione di un “focolare nazionale ebraico” in Palestina. Nel 1947, l’ONU approva il Piano di Partizione della Palestina in due Stati: uno ebraico e uno arabo. Gli ebrei accettano il piano, mentre i palestinesi e gli Stati arabi lo rifiutano. Il 14 maggio 1948, David Ben-Gurion proclama la nascita dello Stato di Israele.

Dal momento della sua fondazione, Israele si è trovato nella posizione di doversi difendere da numerose coalizioni arabe. La Guerra d’indipendenza, che i palestinesi chiamano Nakba ovvero “catastrofe”, scoppiò il 15 maggio 1948, il giorno immediatamente successivo al ritiro delle forze britanniche dalla Palestina. Questa coincidenza temporale sottolinea l’intensa e complessa situazione geopolitica che gli inglesi lasciarono alle spalle, con un vuoto di potere che scatenò rapidamente le ostilità nella regione; culminò con un armistizio nel 1949 e in seguito a questo conflitto, Israele estese i suoi confini ben oltre quanto previsto dal piano di partizione dell’ONU, assumendo il controllo di un’ampia fetta di territori.

L’escalation delle tensioni con i paesi arabi sfociò poi nella Guerra dei Sei Giorni nel 1967, durante la quale Israele lanciò un attacco preventivo data la percezione di una minaccia imminente di invasioni multiple, riuscendo così ad ottenere una netta vittoria. Al termine di questo conflitto, Israele aveva preso il controllo del Sinai, della Striscia di Gaza, della Cisgiordania, di Gerusalemme Est e delle Alture del Golan. Tuttavia, nel 1973, durante la Guerra del Kippur, fu Israele ad essere colpito da un attacco improvviso da parte di Egitto e Siria proprio nel giorno più sacro del calendario ebraico, ma malgrado le perdite iniziali, Israele riuscì a respingere con successo l’offensiva seppur senza alcuna nuova annessione.

Dopo ogni guerra vinta, Israele ha acquisito nuovi territori o mantenuto quelli già conquistati, ma al contempo si è trovata di fronte a nuove sfide e pressioni internazionali. Gli accordi di Camp David (1978) e gli accordi di Oslo (1993) rappresentano tentativi significativi di trovare una soluzione pacifica al conflitto. Ciononostante, l’espansione degli insediamenti israeliani in Cisgiordania e la situazione a Gerusalemme Est rimangono temi di forte tensione e controversia.

La questione israelo-palestinese, lungi dall’essere una semplice contesa territoriale, è una complessa mescolanza di identità, storia e politica. Alla base di questo conflitto c’è una terra che entrambi i popoli considerano sacra e, indubbiamente, le credenze religiose hanno giocato un ruolo significativo nel complicare ulteriormente il panorama. La spiritualità, che dovrebbe guidarci verso l’amore, la comprensione e l’unità, qui è stata e continua ad essere un motivo di divisione e contrasto. È doloroso constatare come la religione, che dovrebbe elevarci e unirci, sia diventata in molti casi un ostacolo al dialogo e alla pace.

La verità scomoda è che molte delle tensioni esistenti sono state infiammate e perpetuate in nome di interpretazioni delle sacre scritture di entrambe le parti, che sono fatte dagli uomini, anziché essere guidate da un genuino desiderio di convivenza e rispetto reciproco. Sebbene non possa essere ritenuta l’unica colpevole, la fede ha sicuramente avuto un ruolo preponderante nel complicare una situazione già di per sé intricata. La speranza è che un giorno l’essenza più pura e unitaria dell’empatia umana possa emergere, offrendo un ponte verso la comprensione e la riconciliazione.

Filippo Piccini

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