HANNO REINTRODOTTO LA POVERTÀ

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“Quando milioni di poveracci sono convinti che i propri problemi dipendano da chi sta peggio di loro, siamo di fronte al capolavoro delle classi dominanti”. In una mossa che ha sorpreso molti, ma che purtroppo era prevedibile, il Governo Meloni ha deciso di sospendere il Reddito di Cittadinanza. A partire dal 28 luglio 2023, l’annuncio è arrivato per via di un freddo sms inviato ai percettori del sussidio, un modo non solo impersonale, ma anche ironicamente disinteressato di comunicare una decisione così drammatica che influenzerà la vita di centinaia di migliaia di italiani.

Il Reddito di Cittadinanza non è un capriccio, né un lusso, ma una necessità vitale per molte persone. Nato come risposta alla crescente disuguaglianza economica e alla persistente crisi occupazionale, ha rappresentato un vero e proprio salvagente per molte famiglie che altrimenti si sarebbero trovate in condizioni di povertà estrema, soprattutto nel periodo pandemico che abbiamo vissuto e in quello caratterizzato dall’inflazione che stiamo vivendo. La sua sospensione, oltre a rappresentare un disastro per queste famiglie, è un passo indietro per il nostro Paese. Si tratta di una misura sociale presente in forma simile in tutti gli Stati Europei, un pilastro di solidarietà e protezione sociale che contribuisce a garantire una società più equa e giusta.

E se il motivo di questa decisione fosse il risparmio economico? È vero, il Reddito di Cittadinanza ha un costo, ma il suo taglio non è la soluzione. Non possiamo misurare il valore di una società solo in termini di risparmio fiscale. Oltretutto, considerando l’entità di altri problemi finanziari che affliggono l’Italia, la sospensione del Reddito di Cittadinanza sembra una soluzione superficiale, quasi una cortina fumogena che distoglie l’attenzione dalle vere questioni da affrontare.

La lotta all’evasione fiscale, ad esempio, potrebbe portare nelle casse dello Stato molto più denaro di quanto se ne potrebbe risparmiare con la sospensione del Reddito di Cittadinanza. Una gestione più efficace dei fondi del PNRR, spesso inefficiente a tal punto che potrebbe portare ad un loro mancato utilizzo, potrebbe fare molto di più per le finanze italiane che la mera sospensione di un sussidio vitale. Inoltre, non può neanche passare inosservato che la conferma della sospensione del RdC è giunta a pochi giorni da quella della reintroduzione dei vitalizi agli ex senatori, di cui non se ne sentiva decisamente nuovamente il bisogno.

Il Governo Meloni dovrebbe concentrarsi su queste questioni, invece di scegliere la strada più facile e meno efficace che, oltre a non risolvere nulla, genera ulteriori problemi. Dovrebbe lavorare per creare un’economia più forte e più giusta, anziché colpire le persone più vulnerabili. E soprattutto, ci auspichiamo che il Governo riveda la sua decisione e si concentri sulle vere priorità: il benessere dei suoi cittadini.

Filippo Piccini

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