18 aprile 1999: il referendum sul proporzionale

referendum proporzionale

Il 18 aprile 1999 si tenne in Italia un referendum abrogativo per chiedere agli elettori se volevano eliminare il voto di lista per l’attribuzione con metodo proporzionale del 25% dei seggi della Camera dei Deputati. Il quesito era stato promosso da Mariotto Segni e Antonio Di Pietro, sostenuti dai Radicali e da alcune forze politiche minori, con l’obiettivo di completare la transizione verso un sistema elettorale maggioritario, iniziata con i referendum del 1991 e del 1993 e con la legge Mattarella del 1993.

La legge Mattarella (Mattarellum), infatti, prevedeva che il 75% dei deputati fosse eletto in collegi uninominali a turno unico, mentre il restante 25% fosse assegnato con metodo proporzionale tra le liste che avessero superato lo sbarramento del 4%. Questa soluzione era stata adottata per garantire una maggiore rappresentatività alle minoranze politiche e per evitare una frattura tra le due Camere, visto che il Senato era eletto con un sistema simile ma senza quota proporzionale.

I promotori del referendum sostenevano che la quota proporzionale fosse un ostacolo alla formazione di governi stabili e coerenti, favorisse il ricatto dei partiti minori e impedisse agli elettori di scegliere direttamente i propri rappresentanti. Proponevano quindi di abolire il voto di lista e di assegnare i seggi proporzionali ai candidati uninominali non eletti con le cifre elettorali individuali più elevate, come già avveniva per il Senato.

I sostenitori della quota proporzionale, invece, ritenevano che essa fosse necessaria per garantire la pluralità delle voci politiche e per evitare una deriva bipolare o maggioritaria del sistema. Invitavano quindi gli elettori ad astenersi dal voto, sperando di far mancare il quorum del 50% degli aventi diritto necessario per la validità del referendum.

La consultazione si svolse in un clima di scarsa partecipazione e di disinteresse da parte dei media e dell’opinione pubblica, anche a causa della concomitanza con la guerra del Kosovo, alla quale l’Italia partecipava come membro della NATO. Il risultato fu che il referendum non raggiunse il quorum: votarono solo il 49,6% degli aventi diritto, di cui il 91,5% si espresse a favore dell’abrogazione. Mancarono circa 150 mila voti per superare la soglia del 50%.

Il referendum del 1999 fu l’ultimo tentativo di riformare il sistema elettorale italiano attraverso la via referendaria. Da allora, le modifiche sono state introdotte dal Parlamento, con leggi che hanno alternato soluzioni proporzionali e maggioritarie, senza trovare una sintesi stabile e condivisa. Attualmente, la legge vigente è quella approvata nel 2017 (legge Rosato o Rosatellum), che prevede un sistema misto con il 37% dei seggi assegnati in collegi uninominali e il 63% con metodo proporzionale.

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