Il Papa alla benedizione Urbi et Orbi: “Arrivi luce sul popolo russo”

papa urbi et orbi

Era l’appuntamento più importante di tutto il Triduo Pasquale. E, come da tradizione, Papa Francesco, che fin dall’inizio aveva fatto capire di non volerlo mancare, ha impartito la benedizione Urbi et Orbi (“alla Città e al mondo”) in una Piazza San Pietro stracolma di fedeli (100mila persone), attratti anche dal caldo sole primaverile che illuminava la mattinata pasquale. Dopo il ricovero al Gemelli per infezione polmonare della scorsa settimana, infatti, non erano in pochi a temere che il Pontefice non riuscisse a presiedere le celebrazioni di Pasqua, il momento spirituale più alto e più importante per la Chiesa di Roma. Ma Bergoglio è riuscito ad essere presente a tutte le celebrazioni. Solo venerdì ha rinunciato, “per il freddo”, a recarsi al Colosseo per la solenne Via Crucis, unico rito “saltato” per precauzione.

Stamane, sulla loggia centrale della facciata di San Pietro, Papa Francesco si rivolge ai potenti del mondo e prega per il dono della pace: “Aiuta l’amato popolo ucraino ed effondi la luce pasquale sul popolo russo. Conforta i feriti e quanti hanno perso i propri cari a causa della guerra e fa’ che i prigionieri possano tornare sani e salvi alle loro famiglie. Apri i cuori dell’intera comunità internazionale perché si adoperi a porre fine a questa guerra e a tutti i conflitti che insanguinano il mondo”.

E non li dimentica, il Papa, gli scontri armati in corso sulla Terra, facendo un ideale tour geopolitico nelle aree di crisi, dove la tensione cresce o è già alta da tempo; dove c’è fame, devastazione, povertà. Bergoglio prega per la Siria, “che attende ancora la pace. Sostieni quanti sono stati colpiti dal violento terremoto in Turchia e nella stessa Siria”, invoca il Pontefice. Prega per il Libano, “ancora in cerca di stabilità e unità, perchè superi le divisioni e tutti i cittadini lavorino insieme per il bene comune del Paese”, aggiunge Bergoglio. Invoca l’aiuto di Dio per la Tunisia, con un pensiero ai “giovani e a coloro che soffrono a causa dei problemi sociali ed economici”. Si sofferma su Haiti, “che sta soffrendo da diversi anni una grave crisi socio-politica e umanitaria”.

Sembra quasi, viene da chiedersi, che Bergoglio stia dettando le prossime tappe dei suoi viaggi apostolici, secondo un processo di scelta, da lui enunciato e spiegato in più di un’occasione, per il quale è il Papa in persona a scegliere mete mirate, destinazioni precise dove recarsi in preghiera a chiedere perdono, a invocare la pace e la fine della violenza, a portare una carezza o un sorriso. Poi, aggiunge ancora il Papa invocando il Signore, “consolida i processi di pace e riconciliazione intrapresi in Etiopia e in Sud Sudan, e fa’ che cessino le violenze nella Repubblica Democratica del Congo”.

“In questo giorno – prosegue Francesco – ti affidiamo, Signore, la città di Gerusalemme, prima testimone della tua Risurrezione. Manifesto viva preoccupazione per gli attacchi di questi ultimi giorni che minacciano l’auspicato clima di fiducia e di rispetto reciproco, necessario per riprendere il dialogo tra israeliani e palestinesi, così che la pace regni nella Città Santa e in tutta la regione”.

Il Papa, nell’Urbi et Orbi, ha rivolto il suo pensiero ai popoli di quelle terre dove non è garantita la libertà di fede e dove i cristiani non possono celebrare serenamente la Pasqua. Tra questi, il Nicaragua, da dove è stato cacciato anche l’ambasciatore del Papa, dove ci sono vescovi in carcere e non hanno la possibilità di operare neanche le organizzazioni cattoliche umanitarie. “Sostieni, Signore, le comunità cristiane che oggi celebrano la Pasqua in circostanze particolari, come in Eritrea – ha pregato ancora il Papa –, e ricordati di tutti coloro a cui è impedito di professare liberamente e pubblicamente la propria fede. Dona conforto alle vittime del terrorismo internazionale, specialmente in Burkina FasoMaliMozambico e Nigeria”. Nel cuore del Papa anche il Myanmar, affinché possa “percorrere vie di pace e illumina i cuori dei responsabili perché i martoriati Rohingya trovino giustizia”.

Affrettiamoci “a crescere in un cammino di fiducia reciproca: fiducia tra le persone, tra i popoli e le Nazioni. Lasciamoci sorprendere dal lieto annuncio della Pasqua, dalla luce che illumina le tenebre e le oscurità in cui troppe volte il mondo si trova avvolto”. Lo aveva detto, Francesco, nel messaggio introduttivo alla benedizione Urbi et Orbi, aggiungendo: “Affrettiamoci a superare i conflitti e le divisioni e ad aprire i nostri cuori a chi ha più bisogno. Affrettiamoci a percorrere sentieri di pace e di fraternità. Gioiamo per i segni concreti di speranza che ci giungono da tanti Paesi, a partire da quelli che offrono assistenza e accoglienza a quanti fuggono dalla guerra e dalla povertà” ha sottolineato il Pontefice.

“Lungo il cammino ci sono però ancora tante pietre di inciampo, che rendono arduo e affannoso il nostro affrettarci verso il Risorto. A Lui rivolgiamo la nostra supplica: aiutaci a correre incontro a Te! Aiutaci ad aprire i nostri cuori!” ha continuato Francesco, ricordando che Pasqua significa “passaggio”, “perchè in Gesù si è compiuto il passaggio decisivo dell’umanità: quello dalla morte alla vita, dal peccato alla grazia, dalla paura alla fiducia, dalla desolazione alla comunione. In Lui, Signore del tempo e della storia, vorrei dire a tutti, con la gioia nel cuore: buona Pasqua! A tutti”.

Nella parte finale del suo intervento, Papa Francesco ha voluto lasciare un messaggio di speranza e di consolazione, emblema del messaggio pasquale della Resurrezione di Cristo: “Sia per ciascuno di voi, cari fratelli e sorelle, in particolare per gli ammalati e per i poveri, per gli anziani e per chi sta attraversando momenti di prova e di fatica, un passaggio dalla tribolazione alla consolazione. Non siamo soli: Gesù, il Vivente, è con noi per sempre”. Il Papa ha concluso il messaggio Urbi et Orbi ripetendo per tre volte le parole di Cristo apparso dopo la Resurrezione ai discepoli: “Pace a voi”.

Bergoglio, come accade sempre a Pasqua, ha concesso l’indulgenza plenaria a quanti presenti in piazza e quanti collegati con i mezzi di comunicazione. Il Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica ricorda che “le indulgenze sono la remissione davanti a Dio della pena temporale per i peccati già perdonati”, cioè già confessati.

fonte: RaiNews.it

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