La giusta distanza // Carlo Mazzacurati

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La giusta distanza è un film drammatico uscito nel 2007 del regista Carlo Mazzacurati, che è purtroppo scomparso prematuramente nel 2014. È stato presentato alla festa del cinema di Roma 2007, ha ricevuto diverse candidature ai David di Donatello del 2008 tra cui miglior film, regia, sceneggiatura, fotografia, montaggio. Nonostante non sia stato un successo di pubblico, il film ha ricevuto molte lodi dalla critica per la sua trama profonda e coinvolgente.

Nel piccolo centro agricolo di Concadalbero, in Veneto, arriva provvisoriamente la giovane maestra Mara (Valentina Lodovini), in attesa di trasferirsi in Brasile. Donna bellissima e anticonformista, attira presto le attenzioni di molti uomini del paese, tra cui l’aspirante giornalista Giovanni (Giovanni Capovilla), che le dà una mano per accedere ad internet. Durante il suo soggiorno, Mara si fa conoscere dagli abitanti del posto ed instaura una breve relazione con Hassan (Ahmed Hefiane), un meccanico tunisino perfettamente integrato nel luogo. Tuttavia, un tragico evento sconvolge la comunità: Mara viene trovata morta e Hassan viene accusato dell’omicidio. Le prove sembrano inchiodarlo alla colpevolezza, ma Giovanni, profondamente colpito dalla vicenda, non riesce a mantenere la “giusta distanza” dagli avvenimenti e solo trasgredendo questa regola raccomandatagli dal direttore del giornale, riuscirà a riportare la giustizia nel paese dei giudizi scontati.

Il regista Mazzacurati ha saputo costruire una trama avvincente e ben strutturata, con personaggi realistici e ben caratterizzati, avvantaggiato forse dalla scelta di girare il film nel Veneto, regione di cui era originario. È caratterizzato da un’ottima fotografia che rende bene l’ambiente del piccolo paese di Concadalbero, circondato dalle colline venete, e dalle musiche del gruppo dei Tin Hat, che contribuiscono a creare un’atmosfera malinconica e suggestiva.

Il film merita sicuramente di essere visto, perchè riesce a raccontare una storia di integrazione e pregiudizi, di accuse infondate e della ricerca della verità da parte del protagonista, rappresentata come un processo doloroso e difficile. Il tema della “giusta distanza” è affrontato in modo profondo e significativo, mettendo in luce l’importanza di mantenere una distanza emotiva per poter giudicare obiettivamente il mondo che ci circonda, ed in questo modo restituirgli un principio di giustizia, ma anche e soprattutto le poche eccezioni da mettere in conto in cui si riesce ad andare oltre proprio trasgredendo a questo principio.

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