28 febbraio 1972: il primo scioglimento anticipato delle Camere

leone andreotti

Il 28 febbraio 1972, il Presidente della Repubblica Giovanni Leone sciolse la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica, aprendo la strada a nuove elezioni politiche anticipate. Questo avvenimento storico rappresentò un momento di grande tensione politica nella storia della Repubblica Italiana, segnando la fine di un’epoca e l’inizio di un periodo di grande incertezza e instabilità.

A seguito dell’autunno caldo del 1969, il centrosinistra visse una nuova spinta riformatrice che portò importanti risultati quali la legge sul divorzio (senza il sostegno della DC), lo statuto dei lavoratori, l’attuazione delle regioni e la costituzione della Commissione parlamentare antimafia. Tuttavia la stagione delle riforme si interruppe già l’anno successivo e venne sostituito da un lungo periodo di stagnazione politica. Nel frattempo fatti drammatici come la strage di Piazza Fontana, o inquietanti come la scoperta del tentativo del Golpe Borghese stavano creando un clima di inquietudine nel paese, rafforzato dalla radicalizzazione degli ambienti della sinistra extra-parlamentare nella quale cominciavano a prendere forma gruppi terroristici che consideravano la lotta armata come uno strumento legittimo della lotta politica.

La crisi di governo del 1972 che portò allo scioglimento anticipato delle Camere ebbe origine in seguito alla decisione del Partito Comunista Italiano (PCI) di non sostenere il governo presieduto da Giulio Andreotti durante una votazione sulla riforma dell’istruzione. Il governo aveva presentato una proposta di legge per l’introduzione di un sistema di istruzione a tempo pieno, ma il PCI si oppose alla riforma, sostenendo che avrebbe avuto un impatto negativo sulle famiglie più povere e avrebbe limitato l’accesso all’istruzione per i bambini di queste famiglie. In seguito alla votazione, il governo si trovò in minoranza in Parlamento, e Andreotti fu costretto a chiedere la fiducia alla Camera dei deputati. Dopo un lungo dibattito parlamentare, il governo Andreotti perse la fiducia della Camera, aprendo la strada allo scioglimento anticipato delle Camere.

Questo momento segnò la fine di un’epoca caratterizzata dal dominio della Democrazia Cristiana nella “grande coalizione” tra i partiti di centro-sinistra e di centro-destra, che aveva governato l’Italia nel decennio precedente. La coalizione era formata dalla DC, dal Partito Socialista Italiano, dal Partito Socialdemocratico Italiano e dal Partito Repubblicano Italiano. Questa coalizione aveva portato alla formazione di governi che avevano lavorato per la modernizzazione del paese e per il miglioramento delle condizioni economiche e sociali della popolazione. Tuttavia, la situazione politica si era complicata a causa delle tensioni tra le diverse forze politiche e della crisi economica che aveva colpito il paese.

Le elezioni politiche anticipate del 1972 che seguirono, rappresentarono un momento di grande cambiamento nella storia politica della Repubblica Italiana, portando alla nascita di nuovi partiti politici e all’emergere di nuove forze politiche. In seguito alle elezioni, il Partito Socialista Italiano (PSI) divenne il secondo partito più grande del paese, mentre il Partito Comunista Italiano (PCI) mantenne la sua posizione di forza politica. Il Partito Democristiano (DC), che aveva dominato la politica italiana per decenni, subì una significativa perdita di consenso, ma riuscì comunque a mantenere la sua posizione di forza politica. La fine del dominio del Partito Democristiano e l’emergere di nuove forze politiche portarono ad un periodo di grande conflittualità politica e sociale, con manifestazioni in tutto il paese e la situazione politica rimase instabile e incerta per molti anni a venire.

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