In Cina monta la protesta: i manifestanti gridano “Abbasso Xi Jinping” e mostrano fogli bianchi

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Da Pechino a Shanghai: in Cina monta la protesta contro le restrizioni anti Covid e arriva fino a Wuhan, città simbolo dove la pandemia è iniziata tre anni fa.

A scatenare la rabbia dei manifestanti è stato l’incendio in un grattacielo di Urumqi, capoluogo dello Xinjiang, dove sono morte dieci persone. Le autorità sono state accusate di aver rallentato i soccorsi a causa delle rigide regole contro la diffusione del virus. Pur avendo negato ogni colpa, i funzionari hanno emesso un inusuale comunicato di scuse e hanno promesso di “ripristinare l’ordine” rinunciando alle  restrizioni in quasi tutti i quartieri della città sotto lockdown.

Le foto delle vittime sono state esibite online e nelle veglie organizzate per commemorarle nelle università di Pechino e Nanchino, veglie che in molte città si sono trasformate in manifestazioni di protesta inedite in Cina, con slogan contro il Partito comunista e il presidente Xi Jinping.

Scontri a Shanghai

“Abbasso Xi Jinping”, “Xi dimettiti”, si sente gridare nei video che arrivano da Shanghai e che circolano in rete, nonostante la censura, ripresi dai media internazionali. Nella città sono state ricordate le vittime dell’incendio nella via intitolata alla città della regione autonoma cinese, dove vive la minoranza degli uiguri.

“Ai nostri amici di Urumqi: vi amo come amo questa strada, come amo la mia famiglia”, è uno degli slogan di solidarietà scritto su un foglio appeso a un lampione. Un manifestante di Shanghai citato dalla Bbc, si è detto “sconvolto ed eccitato” dalle proteste anti-lockdown, mai spintesi fino a questo punto: non aveva mai visto manifestazioni su così larga scala, in un segnale chiarissimo del livello di esasperazione dei cittadini verso le misure anti-pandemia in vigore.

“Basta tamponi, vogliamo la libertà!” è stato un altro degli slogan. Non è la prima volta che le proteste contro lo zero Covid sfociano in scontri tra cittadini e forze dell’ordine, e proprio Shanghai è stata al centro delle proteste più forti, nel corso dei due mesi di lockdown a cui la metropoli fu sottoposta ad aprile e maggio.

Un manifestante ha segnalato all’agenzia di stampa Ap che uno dei suoi amici è stato picchiato dalla polizia, altri sono stati spruzzati con spray al peperoncino. In alcuni video si vedono manifestanti portati via dagli agenti.

Come a Mosca fogli bianchi anche a Pechino

Shanghai e Pechino sono gli epicentri della protesta che monta anche in altre città, come Nanchino e Qingdao, nonostante gli arresti già compiuti ieri.

Nella capitale, secondo quanto riferito da uno studente dell’università Tsinghua, una delle più prestigiose della capitale, tra i 200 e 300 studenti hanno protestato mostrando fogli bianchi, nuovo simbolo delle proteste anti-lockdown. Le manifestazioni nell’ateneo, dopo la violenza repressione del 1989, sono estremamente rare.

I fogli bianchi, già visti a Hong Kong, in risposta al divieto della città di usare alcuni slogan di protesta, e a Mosca, nelle proteste contro la guerra in Ucraina, sono non solo simbolici ma anche una tattica per evitare l’arresto o violare le leggi sulla censura del paese che colpiscono specialmente le piattaforme di social media, costringendo i cittadini ad aggirare il problema. Nelle chat room online ai manifestanti viene consigliato di portare un foglio di carta bianca.

Il motore della protesta è WeChat, il social che i cinesi usano oramai per fare tutto, parlarsi e comprare il latte, e che per questo il governo non può bloccare a meno di rischiare di paralizzare il  Paese.

A Pechino, anche oggi alcune centinaia di persone, per lo più giovani, si sono radunate lungo il fiume Liangma per dare vita a una veglia – a dispetto delle restrizioni antipandemiche – in ricordo delle vittime dell’incendio di Urumqi. Sono state cantate canzoni, incluso l’Internazionale, in un’atmosfera calma, mentre sul posto sono giunte numerose volanti della polizia.

Centinaia in piazza a Wuhan

Nella città in cui ha avuto origine all’inizio del 2020 la pandemia di covid e in cui è stato introdotto il primo lockdown, centinaia di persone stanno manifestando per protestare contro la politica della tolleranza zero introdotta dal governo. La gente abbatte le barriere, come è stato fatto anche a Shanghai, e scandisce lo slogan “E’ tutto iniziato a Wuhan, finirà a Wuhan”.

La politica “zero Covid”

La Cina è nel pieno della peggiore ondata di contagi da Covid-19 dall’inizio della pandemia, con nuovi record segnati nei giorni scorsi. Oggi, la Commissione Nazionale per la Sanità ha segnalato 3.648 casi di contagio da trasmissione locale, a cui si aggiungono 35.858 casi asintomatici: le metropoli di Guangzhou, Chongqing e Pechino sono le città dove si registrano i numeri più alti.

Nonostante la cifre siano basse rispetto ad altri paesi del mondo, la politica dello zero Covid applicata in Cina punta a sradicare il virus con tamponi di massa, lockdown improvvisi e indefiniti per milioni di persone anche su una manciata di contagi, quarantena per chi entra in Cina dall’estero, e nessun segnale di un reale allentamento alle restrizioni. Lo stesso Xi ha definito “poco costosa” la linea dello zero Covid, nonostante le restrizioni abbiano affossato l’economia, e ha chiaramente affermato che la linea del governo rimarrà in vigore fino a quando non sarà raggiunta la “vittoria finale” sul virus.

fonte: RaiNews.it

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