Barry Lyndon // Stanley Kubrick

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Barry Lyndon è un film diretto e prodotto da Stanley Kubrick, uscito nelle sale nel 1975, vinse ben 4 premi Oscar come miglior scenografia, costumi, direzione musicale e miglior composizione musicale orginale. Il regista riprende la storia dell’antieroe settecentesco uscita nel famoso racconto The Luck of Barry Lyndon (1884) di William Thackeray e la trasforma in un perfezionistico capolavoro figurativo che passerà alla storia come una delle più grandi opere cinematografiche mai realizzate per le qualità delle tecniche utilizzate.

Barry è un giovane di bell’aspetto ma dalle origini modeste. Rifiutato dalla donna che ama, intraprende la carriera militare dopo un duello con l’avversario in amore. Stanco della vita militare, con un espediente entra nell’esercito prussiano, divenendo il beniamino del capitano Potzdorf. Ma anche questa volta la fortuna gli volta le spalle e, costretto a fuggire, diventa il compare di un raffinato avventuriero. Con la spada e la pistola si fa largo nella bella società. Ormai è un uomo appagato. Gli manca solo il blasone. Sposando la contessa di Lyndon e assumendone il cognome colma la lacuna. Ma sarà un matrimonio infelice. Il figlio della contessa, nato da un altro matrimonio, lo odia e per molti anni progetterà una vendetta, che si compirà quando affronterà il patrigno in duello. Barry Lyndon perderà una gamba e i suoi averi. Un malinconico esilio segna il suo definitivo destino.

A livello tecnico il film ha l’arroganza del genio e può considerarsi una vera e propria utopia realizzata. Per fare un esempio, Kubrick utilizzò tre speciali ottiche che aveva acquistato dalla Nasa un decennio prima progettate per fotografare la faccia della Luna non illuminata dal Sole (che secondo gli esperti sono ancora oggi le ottiche più luminose mai prodotte nella storia della fotografia) per poter filmare le complicate scene d’interno con la fioca luce a lume di candela. Ma non è da meno anche il lato storico con cui ben viene ricostruita la società del settecento, che nasconde avidità, gelosia e classismo dietro a manti di cipria e buone maniere.

La trama è apparentemente una banale ricostruzione della vita di ascesa e caduta di un arrivista di altri tempi, che Kubrick riesce però a rendere unica, perchè attraverso lo stile che usa ci impone di cambiare atteggiamento verso lo stesso personaggio. La narrazione è di fatto una meditazione sui grandi valori del mondo, come il falso onore dei gentiluomini e la loro salvezza, così come sulla casualità di una nascita umile o illustre e sulla libertà dell’individuo entro il determinismo della sua condizione mortale. Ma è anche un testamento storico, quello delle sequenze sociali, dei riti e dei codici il cui senso si sarebbe altrimenti perduto.

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