LA FIACCOLA ARDENTE DI MUSSOLINI

giorgia meloni vittoria

Siamo sicuri che chi ha votato Giorgia Meloni sa bene per che cosa ha votato, e non solamente per l’immagine che la leader di Fratelli d’Italia ha saggiamente voluto dare di sé in questi anni? L’impressione è che non sia così, ovvero che la gente che l’ha votata non si renda conto di aver votato “il partito più a destra da Mussolini” (come l’ha definito la CNN), diretto erede di quel Movimento Sociale Italiano di cui porta ancora la fiamma tricolore nel simbolo, che sta a rappresentare la fiaccola ardente sulla tomba di Mussolini. Per fare un esempio che fa forse capire meglio l’assurdità della situazione, è come se Sinistra Italiana di Fratoianni (che almeno ha rimosso falce e martello dal proprio logo) avesse preso il 26% dei voti risultando il primo partito, e ricevesse così l’incarico di formare un governo.

Il partito vincitore delle ultime elezioni ha avuto tra i propri partner internazionali Steve Bannon, il suprematista bianco ideologo di Trump arrestato per cospirazione, ed è alleato in Europa di Orban, con cui condivide le stesse battaglie, dove in Ungheria ha creato una sorta di sistema neo-feudale che garantisce il controllo capillare di quasi ogni aspetto della vita quotidiana. Il partito della Meloni nel 2013 prese circa il 2%, per poi arrivare al 4% nel 2018 e al 26% delle elezioni degli scorsi giorni. Fratelli d’Italia fu costituito dai fuoriusciti del Popolo Della Libertà, che per non finire schiacciati all’angolo e non appiattirsi troppo a destra facendo la fine di un qualsiasi partito estremista, ebbero la geniale idea di candidare una donna.

Le femministe che sottolineano come sia rilevante poter finalmente avere la prima donna premier in Italia, stanno prendendo un gigante abbaglio, perché la questione femminile non sfiora minimamente il partito della Meloni, ed è stata usata invece soltanto come foglia di fico per risultare più appetibili. La stessa leader nelle interviste rilasciate dopo il voto, più che parlare di riscatto delle donne, parla principalmente del riscatto dei neo e post-fascisti, che non saranno più costretti a nascondere le proprie idee. Come ulteriore conferma che la questione femminile non solo non è una loro priorità, ma anzi è un qualcosa da affossare, basta pensare che FdI in Europa ha votato contro la legge sulla parità salariale di genere.

Finito l’entusiasmo iniziale dei vincitori da un lato e la stordita curiosità dei perdenti dall’altro, credo che un governo con questa maggioranza in cui i neo e post-fascisti riusciranno a governare in completa autonomia, non ci lascerà nulla di buono e ci cambierà nel profondo. Soprattutto perché uno schieramento così identitario che è stato per decenni all’opposizione nel nostro paese, a livello ideologico e morale, prima che politico, è immaginabile che possa dare sfogo a tutta la sua carica repressa accumulata attorno all’idea antidemocratica di “uomo solo al comando” (o donna in questo caso) a cui non si è mai sottratto.

La democrazia funziona quando la gente è realmente informata, altrimenti diventa qualcosa di alterato e può degenerare in altro. Purtroppo da più di una dozzina di anni a questa parte le società occidentali si sono corrotte con una quantità di informazioni false o manipolate, che hanno portato prima alla Brexit, poi all’elezione di Trump e a seguire alla nascita dei movimenti complottisti-antisistema, fino addirittura ai filo-putiniani. Nel momento in cui le persone che vanno a votare non hanno più gli adeguati strumenti per farsi un’idea su chi potrebbe essere la persona più adatta a rappresentarli e guidarli al meglio, la democrazia crolla nella sua stessa motivazione di esistere. Fino adesso tutto ciò in Italia ha dato vita soltanto a qualcosa di molto ridicolo (il berlusconismo del bunga bunga, i 5 stelle della prima ora, Salvini al papeete) speriamo soltanto che a questo giro non diventi anche qualcosa di pericoloso.

Filippo Piccini

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