Ad agosto un suicidio in carcere ogni 2 giorni. Antigone: “Mai così tanti come nel 2022”

suicidi carcere

Non ci sono mai stati, nei primi due terzi dell’anno, tanti suicidi in carcere come nel 2022. Da gennaio ad agosto si sono tolte la vita ben 59 persone. Più di una ogni quattro giorni. Nel solo mese di agosto si è raggiunta l’impressionante cifra di 15 suicidi. Uno ogni due giorni. A otto mesi dall’inizio dell’anno è già stato superato il totale dei casi registrati nel 2021 che era pari a 57 decessi. Sono numeri che generano un vero e proprio allarme. A diffonderli è il ‘Dossier sui suicidi in carcere nel 2022’ realizzato da Antigone, l’associazione per i diritti e le garanzie nel sistema penale.

INDICATIVO IL TASSO DI SUICIDI

Oltre al numero in termini assoluti, un importante indicatore dell’ampiezza del fenomeno è il cosiddetto tasso di suicidi, ossia la relazione tra il numero di decessi e le persone detenute mediamente presenti nel corso dell’anno. Nel 2020 con 61 suicidi tale tasso era pari a 11 casi ogni 10.000 persone detenute, registrando il valore più alto dell’ultimo ventennio. Nel 2021, seppur in calo rispetto all’anno precedente, il tasso è restato particolarmente alto con 10,6 suicidi ogni 10.000 persone detenute. “Seppur bisogna attendere la fine dell’anno per scoprire il tasso del 2022- si legge nel Dossier- considerato il numero di decessi già avvenuti, il valore sembra destinato a crescere rispetto al biennio precedente. A riprova della natura strutturale del fenomeno è il confronto con quanto accade fuori dagli istituti di pena. Con 0,67 casi di suicidi ogni 10.000 abitanti, l’Italia è in generale considerato un paese con un tasso di suicidi basso, uno tra i più bassi a livello europeo”. Mettendo quindi in relazione l’ultimo dato disponibile della popolazione detenuta con quello della popolazione libera vediamo l’enorme differenza tra i due fenomeni: in carcere ci si leva la vita ben 16 volte in più rispetto alla società esterna.

GENERE, ETA’, NAZIONALITA’, MOTIVAZIONI

Delle 59 persone che si sono tolte la vita in carcere, 4 erano donne. Un numero particolarmente alto se si considera che la percentuale della popolazione detenuta femminile rappresenta solo il 4,2% del totale. L’età media dei detenuti suicidi è di 37 anni. La fascia più rappresentata è infatti quella tra i 30 e i 39 anni, con 21 casi.
Per quanto riguarda la nazionalità, le persone di origine straniera erano 28, ossia il 47,5% dei casi. “Tenendo conto che la percentuale di stranieri in carcere è ad oggi leggermente inferiore a un terzo della popolazione detenuta totale (17.675 su 55.637)- dice Antigone- ciò implica che il tasso di suicidi è significativamente maggiore nei detenuti di origine straniera rispetto agli italiani: il primo è quasi il doppio del secondo”.
Per quanto riguarda le motivazioni sembrerebbe, dai pochi dati a disposizione, che almeno 18 delle 59 persone decedute soffrissero di patologie psichiatriche. Alcune diagnosticate, altre presunte e in fase di accertamento.

A FOGGIA IL PRIMATO

Ad oggi, l’istituto dove sono avvenuti più casi di suicidio dall’inizio dell’anno è la Casa Circondariale di Foggia con quattro decessi. Seguono con tre suicidi ognuno, le Case Circondariali di Milano San Vittore, Monza e Roma Regina Coeli. Con due suicidi vi sono poi le Case Circondariali di Ascoli Piceno, Genova Marassi, Pavia, Piacenza, Terni, Torino e la Casa di Reclusione di Palermo Ucciardone.
“In quasi tutti gli istituti- rileva Antigone- vi è una carenza, più o meno elevata, di specialisti psichiatri e psicologi rispetto alla media nazionale. Sia nel 2021 che nel 2022, la media si attesta intorno alle 10 ore settimanali ogni 100 detenuti per gli psichiatri e intorno alle 20 ore settimanali ogni 100 detenuti per gli psicologi”.

STORIE DI VITA

Ovviamente ogni caso di suicidio ha una storia a sé, fatta di personali sofferenze e fragilità, ma quando i numeri iniziano a diventare così alti come nel 2022 “non si può non guardarli con un’ottica di insieme. Come un indicatore di malessere di un sistema che necessita profondi cambiamenti”, sottolinea il Dossier.
Dalle storie raccolte da Antigone emerge, infatti, come siano molti i casi di persone toltesi la vita in carcere ancora in attesa di giudizio. Tra queste, diverse sono quelle che in carcere si trovavano solo da pochi giorni o addirittura da poche ore. Come ad esempio G. P., un uomo di 30 anni con problemi psichiatrici toltosi la vita il 28 giugno nel carcere di Bari, dove si trovava da appena due giorni. Dopo il suo arresto era stato condotto nella ex sezione femminile dell’istituto, inagibile da anni e adibita a inizio pandemia a luogo per svolgere i periodi di isolamento. Da tempo la sezione era però utilizzata di fatto come reparto per detenuti con patologie psichiatriche.
O il caso di un uomo di 36 anni di origine lucana, pare affetto da problemi di natura psichiatrica. Era detenuto nel carcere di Foggia solo da pochi mesi e a giugno sarebbe dovuto uscire per fine pena. Il 23 aprile si è però tolto la vita all’interno della sua cella.

Sappiamo anche che la vita carceraria è dura, genera sofferenza, esprime solitudini, produce desocializzazione e malattie. Va fatto tutto il possibile per modernizzarla, renderla più a misura di donna o uomo, per ridurre la distanza tra il dentro e il fuori“, sottolinea in conclusione Antigone.

fonte: AgenziaDIRE.it

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