I LAVORETTI PRECARI NON CAMBIANO, I GIOVANI E LA TECNOLOGIA SÌ

khaby lame tik tok

Si fa un gran parlare, soprattutto durante la stagione estiva, della mancanza di giovani lavoratori per ricoprire le mansioni così dette stagionali. Più in generale si intendono tutti quei lavoretti che, precari e non ben pagati, possono essere adatti soltanto per chi si trova alle prime esperienze e ad una non avanzata età.

Da più di due anni a questa parte si è aperta una vera e propria crisi nel settore turistico e della ristorazione, aree sicuramente molto importanti per il nostro Paese. Molte sono state le uscite di imprenditori o semplici padroncini che non trovano personale da assumere e rischiano in alcuni casi di dover chiudere per questo motivo. Spesso fanno notizia annunci di lavoro promossi dagli stessi datori in cui si propongono paghe stratosferiche alle quali non ci si spiega come nessuno sia interessato a rispondergli.

Il nemico principale, oltre all’ormai scontato luogo comune sulla mancanza di sacrificio da parte delle nuove generazioni, è sempre additato essere il reddito di cittadinanza e i sussidi annessi. Si pensa che il sogno della maggior parte dei giovani sia sopravvivere con quelle cinquecento euro circa in media al mese, con il rischio di vedersele togliere da un momento all’altro qualora non si dovesse accettare almeno la seconda offerta di lavoro, non potendo guadagnare nulla di proprio nè aspirare a levarsi alcuno sfizio extra.

Ma è mai venuto in mente a qualcuno che la mancanza di forza lavoro giovanile derivi da un totale cambiamento nelle prospettive e nelle abitudini di vita delle giovani generazioni?

Esiste ormai una lunghissima serie di strumenti per guadagnare attraverso le attività online, che si possono quindi svolgere direttamente da casa. Diventa impegnativo fare un elenco e descriverne le principali caratteristiche, ma soltanto per citarne alcune, basti pensare all’intero mondo che gira intorno ai content creator (youtuber e streamer) che viene ripagato dalle pubblicità e sponsorizzazioni, o direttamente dalle sottoscrizioni dei propri followers (ad esempio OnlyFans o Twitch).

Esiste poi tutta una serie di piattaforme che permettono di svolgere dei lavoretti digitali su richiesta in base alle proprie capacità, e i giovani c’è da immaginarsi che tra pc e smartphone ne posseggano molte. Ad esempio in siti come Fiverr si viene pagati per svolgere delle commissioni basate sui propri hobby principalmente informatici.

Altre aziende affiliate a dei liberi professionisti permettono di diventare assistente virtuale, ruolo che con la pandemia e lo smart working è diventato sempre più di primaria importanza, e che consiste nello svolgere le mansioni che solitamente svolgerebbe un assistente personale o segretario/a, ma da remoto.

Esiste inoltre tutto il mercato dei creatori di siti internet da progettare per piccole e medie attività commerciali o singoli professionisti, ad esempio, inclusa la successiva manutenzione e gestione delle campagne social che sfociano in un altro ruolo ancora, ovvero quello del social media manager.

Ci si può anche proporre, se si è pratici a girare e montare video, come video maker sia on site che da remoto per youtuber o creators da tutto il mondo che abbiano la necessità di qualcuno che gli monti i filmati.

L’elenco potrebbe continuare passando anche per quelle attività meno virtuose come il gioco online, il trading, l’affiliate marketing, che a qualcuno comunque riescono a fruttare dei soldi. O anche, perchè no con i dovuti calcoli delle spese, l’estrazione (mining) delle criptomonete.

Tutte queste attività sono un’alternativa ad un lavoro stabile e in regola? Forse no. Rappresentano invece un’alternativa ad una stagione da sfruttato, in nero, senza riposi e con la pressione continua addosso come può trovarsi un giovane che lavora in uno stabilimento balneare, nella ristorazione et simila? Penso proprio di sì.

Un esempio fra tutti, anche se soltanto per quanto riguarda il mondo dei social, è l’ormai noto tik toker Khaby Lame, che a causa della pandemia dopo aver perso il lavoretto da operatore di macchine che aveva fino a quel momento, ha iniziato per noia a fare dei video con il proprio cellulare ed è diventato proprio negli scorsi giorni il tik toker più seguito al mondo. Khaby Lame che, ricordiamocelo, nonostante sia in Italia da quando ha 1 anno, vi abbia studiato e lavorato e adesso a 22 anni è diventato famoso in tutto il mondo, non possiede ancora la cittadinanza italiana (alla faccia dello ius scholae! A questo punto, forse non lo meritiamo tra i connazionali).

Per cui prima di dare la colpa ad un’intera generazione, considerandola composta da sfaticati, oppure accusare le misure di assistenza sociale volte ad aiutare chi veramente vive situazioni di disagio estremo e che sono sacrosante in un Paese tra i più ricchi al mondo come il nostro (nonchè l’ultimo in Europa ad essersene dotato), cercherei di comprendere che il mondo intorno a noi è cambiato, e sta cambiando molto più in fretta di quanto i luoghi comuni e l’ignoranza non abbiano fatto mai.

Filippo Piccini

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