L’ETERNO PRESENTE

eterno presente

Siamo al 95° giorno di guerra, da quando la Russia ha invaso l’Ucraina, e piano piano ci stiamo abituando alla situazione attuale. Già si vedono meno campagne #StandWithUkraine sui social e sulle televisioni ormai l’argomento non totalizza più le scalette dei programmi o gli interi telegiornali. Così come per la pandemia, piano piano sta diventando una cosa normale, come se ci fosse sempre stata, e sta rientrando nell’ “eterno presente” della nostra epoca, complici proprio internet e i new media, nei quali siamo immersi.

Non è un mistero infatti che, a causa dell’eccesso di informazione, avvertiamo la sensazione illusoria ma intensa di vivere in un continuo adesso, che elimina ogni prospettiva sul futuro e memoria del passato. Qualcuno in questo momento vuole azzardare una previsione su cosa accadrà nei prossimi mesi, oppure cercare di ricostruire una sequenza logica di avvenimenti che ci ha portato fin qui?

Penso sia impossibile sapere cosa ha in mente Putin sulla guerra, o immaginare, per la pandemia, cosa succederà il prossimo autunno quando ormai la protezione del vaccino sarà svanita per la maggior parte della popolazione. Senza aggiungere che la Cina, sempre più alleata della Russia e schierata contro l’Occidente, potrebbe aprire un nuovo fronte ad Est; e sul discorso pandemico il monkeypox (vaiolo delle scimmie) potrebbe riservarci ulteriori sorprese proprio nelle stagioni più consone ai virus.

Allo stesso modo diventa sempre più complicato riunire i tasselli passati per analizzare al meglio il quadro entro il quale siamo arrivati fin qui, considerando che per quanto riguarda la pandemia, ancora non abbiamo certezza che il virus sia completamente di origine naturale, ibrido, sia sfuggito per un incidente o altro; mentre sulla situazione ucraina, è fallita qualsiasi analisi geopolitca basata sui fatti che potesse far presagire l’invasione attuale.

Allora qual è la via di uscita? Al di là di ogni possibile contestualizzazione sulle responsabilità della Nato che giustifichino la guerra in Ucraina (ogni Paese ha la libertà di decidere a quale alleanza appartenere), dobbiamo chiederci se vogliamo veramente vivere in un mondo in cui Russia e Cina si sono già proposte di voler dettare le regole e diventare le due superpotenze di riferimento. Siamo veramente così poco affezionati ai valori occidentali in cui si esercitano le nostre libertà democratiche e tutele dei diritti?

Allo stesso modo, dobbiamo chiederci se pensiamo veramente che la scocciatura di un’attenzione maggiore nel disinfettare le mani, indossare una mascherina nei luoghi chiusi o evitare situazioni a rischio, valga di più dell’eventuale vita di una persona fragile (anziana o malata) che andiamo in questo modo a proteggere. Oppure il centinaio di morti di media al giorno della scorsa settimana, ad emergenza finita e stagione calda, sono da considerare un sacrifico accettabile?

L’unica difesa che abbiamo, a fronte di questa situazione di incertezza ormai acquisita, è la riappropiazione del nostro tempo e del nostro spazio attraverso la scelta. Molto semplicemente, dobbiamo scegliere senza eccessivi relativismi da che parte stare, e dare un valore ed un peso specifico alla nostra stessa sopravvivenza.

Filippo Piccini

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