Il grande spirito // Sergio Rubini

il grande spirito copertina film

Sergio Rubini, che qui è alla sua 14esima opera come regista, nel corso di un incontro stampa aveva dichiarato che: “Quand’ero ragazzino mi piacevano gli indiani perché mio padre mi aveva raccontato che, a differenza di quanto ci insegnavano i film, erano loro le vittime. Mi piaceva la loro idea del mondo, la tragicità della loro storia. Così ho pensato a un indiano che mi sarebbe piaciuto interpretare, in seguito ne ho parlato a Rocco e ho capito che avrebbe potuto fare lui quel personaggio”. Così è nato Il grande spirito, definito da lui stesso: “Un western contro l’Ilva di Taranto”.

Ci troviamo in un quartiere di periferia. Durante un’ordinaria rapina, uno dei tre complici, un cinquantenne dal passato macchiato da un fatale errore, Tonino (Sergio Rubini) raccoglie fortuitamente nelle sue mani la refurtiva, e fugge sui tetti approfittando della distrazione degli altri due, rubando così tutto il malloppo. La corsa di Tonino, inseguito dai suoi complici sempre più infuriati, procede verso l’alto, di tetto in tetto fino a raggiungere la terrazza più elevata, oltre la quale c’è uno strapiombo che lo costringe a cercare rifugio in un vecchio lavatoio.

Lì trova uno strano individuo, Renato (Rocco Papaleo) dall’aspetto eccentrico: porta una piuma d’uccello dietro l’orecchio, sostiene di chiamarsi Cervo Nero, di appartenere alla tribù dei Sioux e aggiunge che il Grande Spirito in persona gli aveva preannunciato l’arrivo dell’Uomo del destino. Il duo inizia così a passarsi in modo perfetto la palla nella comicità della situazione (surreale), ma incantata dall’atmosfera magica che i due sanno ricreare.

Taranto, la città nella quale è ambientato, fa da sottofondo opprimente in quel legame con la Puglia a cui Rubini torna sempre in modo viscerale in tutto il suo cinema, nonostante venga conservata un’anima nobile, anche questa tipica delle sue opere, che qui si tramuta in una denuncia a difesa dell’ambiente.

Il grande spirito è anche una storia di salvezza. Entrambi i personaggi cercano continuamente di arrampicarsi, affrancandosi dal bassofondo e arrivando a vedere il mondo da una prospettiva diversa. Fra i due nascerà infatti un’intesa frutto non solo dell’emarginazione, ma anche di un’insospettabile consonanza di vedute.

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