10 maggio 1940: il Regno Unito inizia l’occupazione dell’Islanda

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Al mattino del 10 maggio 1940 comincia l’invasione dell’Islanda (nome in codice operazione Fork) da parte delle forze militari britanniche della Royal Navy e da una task force canadese. Le truppe inglesi sbarcarono a Reykjavík, capitale della neutrale Islanda, senza incontrare alcuna resistenza. I militari furono veloci a disabilitare le reti di comunicazione, occupare i punti strategici dell’isola, arrestare i cittadini tedeschi e requisire i mezzi di trasporto locali con i quali raggiunsero le località chiave per impedire un ipotetico controsbarco nemico. Nei giorni seguenti, equipaggiamento contraereo fu dispiegato a Reykjavík e un distaccamento venne inviato a presidiare Akureyri, nel nord del Paese.

I tedeschi, che avevano appena occupato la Danimarca, da parte loro avevano ideato l’operazione Ikarus come piano d’invasione dell’Islanda, pianificato nel 1940 durante la Seconda guerra mondiale, prevedeva l’imbarco della 164° divisione di fanteria tedesca sulle navi Bremen ed Europa dal porto di Trømso in Norvegia con un battaglione di panzer, una compagnia blindata di ricognizione più un battaglione di artiglieria mobile per sbarcare a Reykjavík. Ma l’operazione non venne mai realizzata in ragione del ritardo dell’operazione Leone marino (per invadere l’Inghilterra) e l’isola venne così occupata dalle forze britanniche.

La forza d’invasione del 10 maggio consisteva in 746 Royal Marines, male equipaggiati e solo parzialmente armati. Sebbene riuscirono nella loro missione iniziale di prendere l’isola, erano chiaramente insufficienti a presidiarne il territorio di 103 000 chilometri quadri e, il 17 maggio, giunsero di rinforzo 4 000 soldati del British Army, che furono in seguito aumentati fino a 25 000. Un anno dopo, nel luglio 1941, gli Stati Uniti d’America (non ancora entrati ufficialmente in guerra) sostituirono i britannici, che necessitavano le proprie truppe altrove. Gli statunitensi rimasero in Islanda fino alla conclusione del conflitto, andandosene nel 1946, per poi ritornare nel 1949, stavolta nell’ambito del Patto Atlantico.

Dal 1940, l’Islanda è stabilmente nella sfera d’influenza angloamericana. Non esiste piano bellico della Nato relativo al Nord Atlantico o alla difesa dei membri settentrionali che non si basi sull’indisturbato accesso all’isola vulcanica. All’alba della guerra fredda, Washington negoziò con essa un accordo per l’uso dell’aeroporto di Keflavík, che divenne lo snodo del pattugliamento aeronavale sul Giuk gap con personale fra le 2.500 e le 5 mila unità, fino alla chiusura nel 2006. Fra il settembre 2015 e il giugno 2016, però, alti funzionari del Pentagono hanno visitato l’isola per ripristinare la base e firmare una dichiarazione congiunta per aumentare la presenza a rotazione di velivoli P-8 Poseidon, non (ancora) fissa.

Protetta da un trattato di difesa del 1951 che duplica le garanzie dell’articolo 5 della Nato, Reykjavík occupa un posto speciale nello sguardo imperiale di Washington. E viceversa.

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