3 maggio 1920: la Russia sovietica tenta un colpo di Stato in Georgia

ribelli ossezia del sud

Il 3 maggio 1920 l’Armata Rossa tenta un colpo di Stato, successivamente fallito, nella Repubblica Democratica di Georgia guidata dal Partito Menscevico, che aveva dichiarato la sua indipendenza dalla Russia il 26 maggio 1918. A quel tempo non fu formalmente riconosciuta dai sovietici, ma alla fine il governo georgiano riuscì ad ottenere il riconoscimento de facto dai leader Bianchi e dagli alleati.

Il fallimento dell’operazione porterà il 7 maggio successivo la Russia bolscevica e la Georgia a firmare a Mosca un accordo di mutuo riconoscimento, tra Lev Karakhan e Grigol Uratadze, conosciuto con il nome di Trattato di Mosca. Il riconoscimento de jure dell’indipendenza georgiana venne accordato in cambio della promessa di non concedere asilo sul suolo georgiano alle truppe di potenze ostili alla Russia bolscevica. Nei primi due articoli del trattato pertanto, la Russia riconobbe incondizionatamente l’indipendenza della Georgia e rinunciò ad ogni interferenza nei suoi affari interni.

Nonostante la breve euforia menscevica per il dichiarato successo diplomatico, l’opinione pubblica georgiana denunciò il trattato come “sottomissione velata della Georgia alla Russia”, come riportato dal commissario capo britannico Sir Oliver Wardrop. Il governo fu oggetto di dure critiche per le concessioni fatte a Mosca dall’opposizione parlamentare, in particolare dal Partito Nazionale Democratico.

Il trattato non risolse comunque il conflitto tra Russia e Georgia. Sebbene la Russia sovietica avesse riconosciuto l’indipendenza della Georgia, l’eventuale rovesciamento del governo menscevico era sia intenzionale che pianificato, e il trattato era solo una tattica dilatoria da parte dei bolscevichi, che erano allora preoccupati per una difficile guerra contro la Polonia.

Dopo nove mesi di fragile pace infatti, nel febbraio 1921, l’Armata Rossa sovietica lanciò un’ultima offensiva contro la Georgia, con il pretesto di sostenere la ribellione dei contadini e dei lavoratori nel paese, ponendo fine alla Repubblica Democratica di Georgia, e stabilendo la Repubblica Socialista Sovietica Georgiana, che sarebbe durata per i successivi sette decenni.

Nella Georgia moderna sono stati tracciati dei parallelismi tra la diplomazia georgiano-russa nel 1920 e quella degli anni 2000. In risposta alle indicazioni di diversi alti diplomatici russi che Mosca voleva vedere nella Georgia “un paese sovrano, neutrale e amichevole”, piuttosto che un membro di alleanze militari come la NATO, il presidente georgiano Mikheil Saakashvili ha dichiarato il 25 ottobre 2007 che la neutralità non era un’opzione per la Georgia perché la Georgia aveva firmato un accordo sulla sua neutralità nel 1920 con la Russia bolscevica e dopo sei mesi la Georgia fu occupata.

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