26 aprile 1915: il Patto di Londra

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Viene firmato in tutta segretezza, per incarico del governo Salandra senza che il Parlamento in maggioranza neutralista ne fosse informato, il Patto di Londra (conosciuto anche come “Trattato di Londra”) nella capitale britannica il 26 aprile 1915, tra il governo italiano e i rappresentanti della Triplice Intesa (Regno Unito, Francia e Russia), con i quali l’Italia si impegnò a scendere in guerra contro gli Imperi Centrali (Impero tedesco, austro-ungrarico, ottomano e Regno di Bulgaria), durante la Prima guerra mondiale, in cambio di cospicui compensi territoriali.

Quando l’Austria e la Germania dichiararono guerra alla Serbia nel luglio del 1914, innescando la Prima guerra mondiale, l’Italia rimase al di fuori del conflitto. Nei successivi mesi di neutralità italiana, stante il sostanziale equilibrio delle forze schierate in campo, divenne chiaro che l’Italia avrebbe potuto giocare un ruolo importante se non decisivo sull’esito del conflitto, e perciò il governo intavolò una serie di trattative con i partner della Triplice Alleanza, nonché segretamente con i membri dell’Intesa, per stabilire i compensi per l’eventuale intervento italiano nella guerra.

Fu subito chiaro che l’Intesa poteva promettere all’Italia ben più di quello che volevano offrire gli Imperi Centrali, dato che gli incrementi territoriali ai quali l’Italia era interessata riguardavano soprattutto l’Austria-Ungheria, e che questo impero era restio a fare concessioni a proprie spese. Inoltre, l’Italia era uno Stato arretrato, che faticava a trovare un certo riconoscimento tra le principali potenze europee con a capo la Germania. Nei confronti dell’Austria-Ungheria infine, vi era poi un contenzioso latente, relativo all’irredentismo di molti settori dell’opinione pubblica e anche di parte del Parlamento.

Il Patto di Londra, composto da 16 articoli, prevedeva che l’Italia entrasse in guerra al fianco dell’Intesa entro un mese. In cambio, in caso di vittoria, avrebbe ottenuto il Trentino, il Tirolo meridionale, la Venezia Giulia, un terzo della Dalmazia con Zara e Sebenico con le isole a nord e a ovest del litorale, insieme alle neutralizzazione del resto della Dalmazia in modo da garantire l’egemonia italiana sull’Adriatico; ancora, Valona e Saseno in Albania e il bacino carbonifero di Adalia in Turchia, oltre alla conferma della sovranità su Libia e Dodecaneso. In caso di spartizione delle colonie tedesche in Africa, l’Italia avrebbe avuto compensi territoriali in Libia, Eritrea e Somalia.

Questo patto restò segreto sino alla sua inattesa pubblicazione, alla fine del 1917, da parte dei bolscevichi, appena giunti al potere in seguito alla Rivoluzione russa. Il governo rivoluzionario, infatti, diede immediata e massima pubblicità ai patti diplomatici segreti rinvenuti negli archivi zaristi, e tra essi il “Patto di Londra”. La pubblicazione ebbe vasta risonanza internazionale e causò grave imbarazzo alle potenze firmatarie, suscitando inquietudine presso l’opinione pubblica mondiale e ponendo in scacco il metodo della “diplomazia segreta”, seguito da decenni dalle potenze europee.

La risoluta opposizione a questo tipo di accordi, e la denuncia quale metodo inaccettabile nelle relazioni internazionali, fu uno dei principali motivi ispiratori della stesura da parte del presidente degli Stati Uniti d’America, Woodrow Wilson, dei suoi celebri Quattordici punti e non a caso il presidente statunitense si oppose risolutamente alla completa realizzazione delle rivendicazioni territoriali italiane basate sul Patto di Londra, non riconoscendone, così come ad accordi similari con altri paesi, alcuna validità.

L’incompleta realizzazione del Patto causò grave malcontento ed agitazione in Italia, portando così al mito della Vittoria mutilata, strumento politico che contribuì in modo decisivo alla crisi del governo liberale e alla nascita ed avvento del fascismo.

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